Famiglia che vai.

Ogni tanto ho bisogno di guardare il mappamondo e tracciare una linea immaginaria che collega l’Italia all’Australia per poi ammutolirmi e pensare che sì, siete proprio lontani da me. Ogni tanto penso all’Equatore, alla linea tratteggiata studiata sui banchi di scuola e realizzo che sì, sono proprio lì sotto. Che ci faccio qui? Chi mi ci ha portata?

Le giornate continuano a scorrere lente qui in casa, la noia mi sta facendo rimpiangere di essere partita ma poi arriva Andrea che mi ricorda che siamo solo all’inizio, che questo non è minimamente paragonabile all’avventura che ci attende. Io ci credo ed ho anche un po’ paura. La desolazione di questa cittadina, questa casa, questo comfort e questa dispensa (sono pragmatica io!) probabilmente mi mancheranno. Tra meno di una settimana la nostra casa diventerà la nostra macchina. Ieri abbiamo acquistato tutto l’occorrente per allestire, sul retro, un letto di tutto rispetto.

auto

Dite ”hello” alla nostra Ford Falcon!

Ci sono stati attimi in cui avrei volentieri colpito con la testa il primo scaffale disponibile, esausta! King single, double, queen size, what? Andre, ho già mal di testa. Ormai è fatta, lunedì saremo in viaggio alla ricerca di qualche farm che ci assuma (il più gettonato è il banana picking) e sono quasi sicura che rimpiangerò i compiti stupidi che ci assegnavano qui. E’ proprio il caso di dire che saremo in mezzo ad una strada LOL! Come ho già scritto su facebook, una mattina abbiamo trovato in cucina una lista di cose che andavano fatte, tra queste oltre ai soliti lavori inutili (devono solo ringraziare che non so l’inglese al punto da chiedere spiegazioni!) da fare in giardino e nell’orto, risaltavano alcuni lavori da svolgere in casa e lì mi è partito l’embolo. Dovete sapere che in questa casa le pulizie sono un evento raro e procrastinato di mese in mese. Per esempio, i vetri che abbiamo pulito la settimana scorsa, non venivano puliti da ottobre 2013 (ce l’ha detto J.). Vi lascio immaginare. Nella lista era compresa la pulizia dei ventilatori a soffitto ma ho deciso che no, non li avrei mai puliti. Non chiedetemi il perché, mi sono sentita un tantino presa per i fondelli e non avevo nessuna voglia di pulire in inverno ventilatori che non venivano puliti da chissà quanto per il semplice fatto che ”finché ci sono sti due, approfittiamo”. Siamo venuti qui non di certo per il vitto e l’alloggio (aridaje!) ma per imparare qualcosa, essere utili sì ma con criterio.

La prima settimana è stata stupenda, su facebook vi ho raccontato che erano sempre gentili e disponibili e non sto dicendo che non lo sono più stati (la sdolcinatezza è via via scemata) ma qualcosa è cambiato, probabilmente non siamo più la novità, non siamo più ospiti ma due soggetti che si aggirano per casa a cui chiedere ”come state?” una volta tornati a casa e stop. Andrea ritiene che J. sia impostata, io che i suoi sorrisi siano di facciata. A innervosirmi sono stati una serie di episodi. A cena ci rivolgono sì e no qualche parola (e noi abbiamo scelto di passare il primo mese in famiglia proprio per prendere familiarità con la lingua etc…) per poi posare la forchetta e dileguarsi. Esattamente. Come a dire ”abbiamo lavorato tutto il giorno, sparecchiate e lavate voi i piatti”. Si alzano da tavola e vanno a farsi un bagno caldo, tutte le sante sere. Insieme. Marito e moglie. E noi piccoli Cenerentoli a sbrigare le faccende. All’inizio pensavo ”che teneri, a quest’età, farsi il bagno insieme” ma ora mi urta non poco. Ci era stato detto che loro sarebbero stati poco presenti ma che, al contrario, in casa avremmo avuto la compagnia dei due figli adolescenti. Gli sarà sfuggito il dettaglio che ‘sti due stanno chiusi in camera per tutto il tempo a giocare ai videogames (spesso insieme ma da camere separate!) e si alzano una volta ogni 12 ore giusto per andare in bagno o mettere i noodles nel microonde. Spesso ci passano dietro le spalle ignorandonci o salutano solo se impossibilitati dal far finta di nulla. Siamo riusciti a tirar fuori solo ”hello!” biascicati. Non sono molto svegli e non mancano di dimostrarlo. Basta vedere le condizioni in cui versa il bagno dopo il loro passaggio. Non vi descrivo le condizioni delle loro camere da letto. Immaginatelo.

Durante tutto questo mese non si sono minimamente preoccupati di portarci a visitare la zona. Ca**o ospiti due italiani e il massimo che sai fare è portarli al supermercato? Non sto scherzando. L’illusione che mi coglie quando ci dice ”alle 9 usciamo” pausa, suspance, ”andiamo al supermercato”. Ma vaff! :) Post office, supermarket. Supermarket, post office. Nient’altro. Allegria! Non vedo l’ora di farmi tutto il tragitto in macchina in silenzio, andata e ritorno. Ovviamente al supermercato lei da’ per scontato che noi prendiamo il carrello, lo guidiamo tra le corsie, carichiamo i sacchetti in macchina e riportiamo il carrello a posto. Quanto mi fa innervosire ‘sta cosa! Loro due mano nella mano e noi dietro a mo di paggetti. E’ capitato che mi fermassi tra gli scaffali a guardare un prodotto che in Italia non c’è e che G. mi dicesse ”Emy, segui J.”, minc*ia oh non ho mica il guinzaglio io! La loro fortuna è che non so l’inglese per mandarli a … :)

bbg

I 200 alberi che abbiamo piantato

Il loro annuncio diceva che poteva capitare che il nostro giorno/i libero fosse nel fine settimana o durante la settimana a seconda del lavoro che ci sarebbe stato da fare. Si parlava di windsurf, gite al fiume. Non abbiamo fatto nulla di ciò! Io credo che se mi ospiti e sai che durante la settimana sono in casa tua (ripeto: posto isolato, senza macchina, senza anima viva nel raggio di 40km) a fare/non fare nulla e poi il fine settimana te ne esci che dobbiamo lavorare al tuo fianco, due domande dovresti fartele. Il nostro giorno libero è consistito nello stare sul divano a leggere o guardare la tv. Non so, a me hanno insegnato che l’ospitalità è un’altra cosa e alla base di questo progetto di ”volontariato” c’è proprio il principio di condivisione, di incontro di culture diverse, di scambio. Abbiamo condiviso il bagno e cambiato l’acqua alle piante. Wow! Perdonatemi per i toni di questo post (l’avevo pur detto che la mazzata prima o poi arrivava!) ma sono molto delusa. Delusa per il fatto di aver speso un mese prezioso di questa mia esperienza, sul divano, al cellulare, in giardino a togliere erbacce, ma parte più bella di questa esperienza non ve l’ho ancora raccontata…

Il loro ''piccolo'' giardino

Il loro ”piccolo” giardino

Mentre loro si dilettano col prato inglese e con l’innaffiare gli alberi da frutto, noi abbiamo il compito di togliere l’erba che intralcia le piante ornamentali. Ora io non so quanto è grande questo giardino ma posso sminuirlo dicendo ”immenso”. Vi basti sapere che è immenso. Noi per quasi un’intera settimana siamo stati chini a togliere l’erbaccia con le mani. Tanta erbaccia. Tanta al punto che a momenti me la ritrovo nelle mutande e ho gli incubi al solo pensiero. Toglievo l’erbaccia e pensavo ”mi sento stupida” alternato a ”ma fattelo te sto lavoro del cavolo!”.  Il lavoro ti nobilita Emy, zitta e continua! La settimana seguente invece ci è stato chiesto di buttare materiale organico (il mulch di cui vi parlavo nel primo post) sotto le piante. Di nuovo: giardino immenso. Il tutto con una piccola cariola il cui carico è appena sufficiente per 50cm di giardino. Lavoro che ho fatto svogliatamente soprattutto dopo aver visto che lui, G., faceva la stessa cosa a bordo di una pala meccanica. Comodo eh? Mi prendi in giro? Un nervoso che non vi dico. Quando gli ho fatto notare che era una fatica enorme farlo a mano (oltre che stupido, immaginateci sotto il sole con la cariola a fare avanti e dietro 100 volte) dal momento che il cumulo di materiale organico era a 800m di distanza, pesante e che poteva benissimo farlo lui con la pala risparmiando tempo e sudore, mi ha sorriso e risposto ”capisco!”. No, idiota, non capisci altrimenti non me lo facevi fare o quando meno ci affiancavi.

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Questo è quanto. Cosa abbiamo imparato in questo mese? Nulla. Quanto abbiamo migliorato il nostro inglese? Pochissimo. Qualcuno dirà ”per lo meno hai mangiato bene e avevi un tetto sulla testa”. Certo ma non mi sono fatta 16mila km per un piatto caldo e sorrisi di circostanza. Un tetto, un letto comodo e piatti colmi li avevo anche in Italia. Ribadisco che sono stati sempre gentili e disponibili (e non solo quando stavo male causa congiuntivite) ma alcuni episodi mi hanno fatta riflettere e pensare che forse quei sorrisi, oggi, non sono più spontanei. Mi casa es tu casa ci disse lui al nostro arrivo e dopo aver visto la lista di lavori scomodi da fare ho capito cosa intendeva ;) Quanto mi piace fare la melodrammatica?

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Vi racconto quest’ultimo episodio e poi prometto di concludere il post. Siete ancora qui, vero? Non ve ne siete andati dopo il primo paragrafo, eh? Martedì scorso tornati dal lavoro ci hanno chiesto se potevamo preparare la cena e così su due piedi, io e Andrea abbiamo deciso di fare una semplice spaghettata con salsa di avocado (a loro piace l’avocado e nel frigo ce n’erano parecchi e maturi). Quando loro cucinano noi siamo lì a mo di assistenti a tagliare la verdura, a pulire, apparecchiare, etc. quando invece cuciniamo noi, loro stanno sul divano a leggere. Anche qui ci sarebbe una parentesi da aprire ma sorvolo. Tempo cinque minuti idiota1 inizia a giocare con la pasta visibilmente disgustato, idiota2 non ci prova nemmeno e posa la forchetta dopo 30 secondi, G. finisce il piatto, J. prende tempo e mangia col contagocce. Mi sale il panico, voglio sparire. Io odio cucinare, non ho mai cucinato per gli altri e questa è stata la terza (e ultima!) volta in tutta la mia vita. Nessuno dice niente, neppure un cortese ”scusami ma proprio non mi piace”. Aspetto di vedere il resto. Come nulla fosse i due figli si alzano da tavola e danno il piatto al cane. Basita non so dove nascondermi. La madre allontana il piatto (pieno per metà) e conversa indisturbata. Sono furiosa, Andrea mi dice che esagero, che può capitare che una cosa non piaccia (non sto ad elencarvi le schifezze che mangiano i figli, di cosa è pieno il frigo… insomma, in confronto la nostra ricetta è oro colato). Tre giorni dopo il padre, G., torna prima dal lavoro e mi dice se ho idea di cosa preparare per cena; al che, complice il fatto che non ci fosse Andrea a zittirmi, esplodo e decido di usare il mio basic english per intavolare un discorso. Gli spiego che non voglio cucinare visto l’esito della cena passata e che ho trovato irrispettoso il comportamento dei suoi figli e di sua moglie, che non pretendevo un ”grazie” ma almeno un accenno di educazione. Non sa dove nascondere la faccia. E’ dispiaciuto e sa benissimo a cosa mi riferisco. Che gli sia piaciuto o meno, è stato l’unico a finire il piatto. Mi spiega che in Australia (non me ne frega un ca**o!) non stanno troppo attenti a questi comportamenti (me ne sono accorta dal continuo ruttare a tavola, darling!) e che non devo essere triste. Io gli spiego che in Italia quando una cosa non ci piace, a meno che non sia veleno, finiamo il piatto e fingiamo gratitudine. Cosa che io ho fatto giorni prima con gli involtini vietnamiti, tiè! Tempo 10 minuti bussa alla porta di idiota1 e la richiude alle sue spalle. A cena il figlio (uno, l’altro è troppo idiota per comprendere) ha una faccia da funerale. Il bello è che la sera stessa e neppure il giorno dopo la moglie non si è presa nemmeno la briga di spendere due parole non dico per scusarsi, ma almeno… Nulla, eppure lui le avrà sicuramente riferito della nostra simpatica chiacchierata.

Il wwoof non fa per me, questa è l’ultima volta che investo tempo ed energia per gente che non li merita. Voglio lavorare per gente di m. (io spero sempre che non ci sia altra gente di m. in giro ma tant’è…) ma essere pagata. Ditemi che mi volete bene e che da lunedì incrocerete le dita per noi :)

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22 pensieri su “Famiglia che vai.

  1. Vi voglio bene e incrocio le dita per voi!
    e…
    no, non sono riuscito a ridere nonostante tu abbia cercato
    di mettere la cosa sullo scherzoso sull’ultima parte perchè…
    avessi i soldi sarei già partito per venire a riportarvi qui!

  2. Io credo che la prima cosa che dovete fare e’ ridimensionare l’aspettativa di costruire relazioni, come ti dissi gia’ dopo l’esperienza abruzzese. Rischi di cambiare significato a quello che state facendo. Siete li’ con un contratto di lavoro, vi pagano o vi ospitano in cambio di quello che fate: perche’ cerchi relazioni? Se pensi alle colf che arrivano in Italia, nessuna diventa amica dei datori di lavoro. Serve anche a preservare I patti originari. Dai Emy. Guarda alle cose belle e non ti concentrare sui dettagli.

    • Lo sapevo che mi avresti ripresa ;) ma ti sbagli, questo non è un contratto di lavoro, è uno scambio turistico se così si può chiamare. Quello che dici tu è la ragazza au pair, la colf… io non sono nessuna delle due. Mettiamolo in chiaro :)

      • Un ragazzino neozelandese è in Italia per il nostro stesso motivo ma starà sempre nella stessa famiglia, vicino Bari. Be, mi credi se ti dico che questi l’hanno portato a Venezia e Pisa per fargli vedere città caratteristiche… fai tu!

  3. Emy, sono d’accordo con Tiz. Hai aspettative troppo grandi. Dopo 3 anni in Australia posso dirti che neanche dalla famiglia del mio fidanzato ricevo la metà delle attenzioni che mi aspetterei. Gli australiani sono così, non puoi paragonarli all’Italia. La loro idea di ospitalità è un’altra. Cerca di prendere l’esperienza australiana come tale, è un’esperienza di vita, nel bene e nel male. Detto questo, speriamo il resto del vostro viaggio sia meglio :)

  4. Io non ce la farei, avrei già dato di matto. Spero che troviate di meglio, ma ho i miei dubbi. Mi sa che questo scambio turistico è una furbata per persone che vogliono approfittare e far fare agli altri cose che loro non farebbero mai…
    L’esempio degli italiani che accolgono il neozelandese è un’altra storia, forse rara.

  5. Pingback: Top of the Post – 14 luglio | valigiaepasseggino

  6. Scegliere di trasferirsi in un paese lontano, nuovo e spesso profondamente diverso da quello in cui siamo cresciuti, comporta inevitabilmente grandi cambiamenti e grande spirito di adattamento. Scendere a compromessi diventa inevitabile.
    Non conosco l’Australia, ma so cosa vuol dire vivere dall’altra parte del mondo ;)
    In bocca al lupo per questa grande avventura!!

  7. Mi sentirei anche io un BEL PO’ fregata… soprattutto per l’esercizio dell’inglese e per la mancanza a livello esperienziale.
    Per la pasta: non prenderla sul personale… evidentemente sono fatti cosi’. :)
    MALE! :D

    • Riccardo purtroppo non riesco a tenere la lingua a freno per troppo tempo :) un giorno mi dirai meglio delle vostre esperienze helpex (ho scritto wwoof ma anche noi avevamo fatto l’iscrizione ad Helpex eheh) sono troppo curiosa di sapere i retroscena LOL tuttavia dubito che non si siano leccati i baffi con tutte le leccornie che Yurika ha preparato *.*

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