Working Hostel Visa

Vi scrivo dal gradino della Commonwelth Bank così da poter sfruttare il loro prezioso wifi. Ma non un comunissimo gradino, no. Uno di quelli larghi appena 10cm e inclinati. Il mio corpo è all’ombra ma i miei piedi sono baciati dal sole cocente di questa Australia. Immaginatevi la comodità.

Lunedì mattina abbiamo salutato la famiglia che ci ospitava e ci siamo messi in marcia per raggiungere Mareeba. Con immenso rammarico e a conferma di quanto ci annunciato G., anche le agenzie del lavoro ci hanno comunicato che non c’è lavoro per le farm, che la raccolta di frutta e vegetali è ferma a causa di questo rigido e insolito inverno. Ci spostiamo di qualche km per sentirci dire la stessa cosa. Inizia a pervadermi un senso di tristezza dovuto probabilmente al fatto di vedere i nostri bagagli e tutto il nostro misero patrimonio australiano, stipato minuziosamente in macchina. Sorrido all’idea che mia madre sarebbe fiera di questo se solo potesse vederlo. Decidiamo di spostarci di ben 200km sperando che la situazione sia diversa. Perché siamo in cerca di lavoro già da adesso? Perché dopo aver attentamente pianificato il nostro itinerario, fatto di luoghi lavori e periodi giusti, la seconda famiglia che doveva ospitarci ha avuto la felice idea di disdire con poco preavviso e con la scusa del ”il ragazzo che stiamo ospitando adesso è molto bravo, vorrebbe restare, vogliamo tenerlo, arrivederci e grazie”.  Ci ha chiesto di capirla e liquidato con poche righe, insomma. Vi risparmio la nostra risposta. Immaginatela.

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I murales di Bowen.

In macchina la radio non va e il cellulare è impostato sul navigatore cosicché km dopo km i nostri pensieri viaggiano distratti solo dagli innumerevoli canguri morti sul ciglio della strada. Tutto intorno a noi una natura meravigliosa. E’ sera, siamo a Townsville finalmente. E’ buio e decidiamo di passare la notte nascosti sotto un albero di un parcheggio aperto per risparmiare i soldi del caravan park distante ancora 80km. Ho un po’ paura, non potremmo farlo ma l’idea di un’eventuale multa non disturba affatto il mio sonno. Prepariamo il letto sul retro della nostra auto e a fatica incastriamo il nostro patrimonio sui sedili anteriori. Tempo un paio d’ore e veniamo disturbati da, indovinate cosa? L’irrigazione notturna delle aiuole del parcheggio è diretta proprio verso la nostra macchina e si infrange sul vetro posteriore regalandoci la sensazione, tutt’altro che piacevole, dell’autolavaggio. Liberiamo nuovamente i sedili anteriori e cerchiamo un altro posto. Sono appena le 7 quando ci svegliamo, complici i finestrini non oscurati, e sento l’impellente bisogno di lavarmi i denti. Camminiamo un po’ prima di scorgerlo. Lui, la certezza di trovarlo sempre aperto e con i bagni puliti. Il Mc Donald’s fa al caso nostro. Ridiamo come due idioti all’idea che mai nella mia vita avrei immaginato di arrivare a tanto (abbiamo un solo dentifricio e ce lo siamo passati a mo di staffetta). Qualche ora più tardi scoprirò che quello era solo l’inizio. Altra città, stessa storia. Andrea perde la pazienza e decide che se dobbiamo aspettare che questo inverno passi allora lo passeremo a Bowen e sulle sue spiagge. Altri km, altri canguri, altri ”che palle ma io il mio primo canguro volevo vederlo vivo”. Siamo in spiaggia, è pomeriggio ed inizia a sfiorarmi la preoccupazione del dove dormiremo stanotte che viene subito superata dal ”che ca**o è quella cosa che pende? Lì, proprio sotto la macchina, ca**o!”. Questo, miei cari lettori ci è costato ben 500 fottutissimi dollari (un notevole imprevisto per le nostre esili tasche, considerato l’acquisto della macchina) e numerosi ”da grande voglio fare il meccanico”. Prima notte in un caravan park, 35 dollari che se ne vanno e la mia prima doccia dopo 24 ore. All’improvviso quel bagno fatiscente mi è sembrato una spa tanto ero felice di lavarmi :) Io, e mi riferisco a voi che programmate le vostre vacanze low cost in campeggio, non vi capirò MAI. Ci teniamo in allenamento col tetris dei bagagli. Prima avanti, poi dietro. Sistema il letto. Disfa il letto. Hai preso tutto? Manca nulla? Check out. Check in. Altre telefonate, altri ”I’m sorry there isn’t work here”. Ennesimo sandwich con l’hummus, ennesima banana. ”Mamma qui va tutto bene, siamo felici”. Va tutto bene un ca**o. Decidiamo di andare al Rose Bay caravan park, una notte ci costa solo 20 dollari, ne risparmiamo 15 ed è una gran cosa. Ma questo non è un caravan park come tanti, è il caravan park degli italiani dimenticati e tristi che passano la giornata fumando erba nell’attesa che le farm inizino a cercare picker e packer. E chi non fuma le canne come trascorre la giornata? Pulendo lo schifo lasciato nella cucina comune, con una sudicia spugnetta e detersivo per piatti visibilmente annacquato. Indovinate chi. Bravi.

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Bowen, col naso all’insù.

Almeno abbiamo la doccia, continuo a ripetermi mentre cerco di stare in equilibrio evitando di finire nell’acquitrino che si è creato ai miei piedi, con un paio di mutande nella mano destra, l’asciugamano bagnato nella sinistra e il beautycase stretto tra i denti. Tutta esperienza, mi dico. Maledico il giorno in cui non mi sono iscritta agli scout, i quali mi avrebbero garantito uno shock certamente più lieve. Qui sono tutti felici con i loro piedi neri e in tutto questo caos. Vorrei tanto potergli chiedere come fanno, dove sono cresciuti. I ragazzi francesi che abbiamo conosciuto ieri, disperati quanto noi, questa mattina non sono tornati. Spero tanto che almeno loro abbiano trovato lavoro mentre penso al Paese dei Balocchi di Pinocchio, dove tutti erano felici e attendevano la chiamata di Barbanera. L’Australia non è il Paese dei Balocchi e come Pinocchio ho addosso gli stessi vestiti di ieri.

Tempo qualche ora e scopriamo l’arcano segreto che si cela dietro il ”no work here”. Il lavoro c’è, poco ma c’è e le agenzie del lavoro sono impotenti dinanzi al fenomeno degli accordi tra farm e ostelli. Se vuoi lavorare devi alloggiare in un dato ostello, metterti il lista e sperare che il turno arrivi presto. Le farm non assumono diversamente e a nulla sono valsi i consigli di chi ci diceva di tentare comunque, di andare di farm in farm a chiedere lavoro. Mio padre mi ha sempre detto ”se devi pagare per avere un lavoro è sicuramente una fregatura”. Tutto questo alimenta le tasche degli ostelli, i backpackers sono tantissimi, i posti sono pochi ma pur di non perdere la tua posizione in lista continui a pagare il tuo misero letto che va dai 160 ai 230 dollari a settimana. La condizione degli ostelli è sempre la stessa, fatiscenti e colmi di ragazzi annoiati che si ingegnano per risparmiare qualche dollaro. Ragazzi che lavorano per qualche giorno a settimana al solo scopo di pagare la retta, all’ostello questo interessa. E’ un circolo vizioso, non puoi andare via fino a che non saldi i debiti. Che schifo. Ci tocca elemosinare un ca**o di lavoro, ci tocca invidiare quelli che dopo 10 ore sotto al sole, chinati a raccogliere pomodori hanno guadagnato poco più di 150 dollari. Beati loro. L’Australia questo lo sa, lo sa che per rinnovare il visto accettiamo tutto questo pur di accumulare i famosi 88 giorni. Lo sappiamo noi prima ancora di lasciare l’Italia. E’ il motivo per cui ho deciso di mettermi alla prova.

Ci passano sottobanco il contatto di un certo Hassan che pare abbia una farm di pomodori a Bowen e che assuma senza passare dagli ostelli, a una sola condizione ”non dire che ti ha dato il numero”. Hassan ci da’ appuntamento alle 8pm a casa sua. Entriamo e lo troviamo stravaccato sul divano con due ragazzi orientali, in una nube di fumo, ci invita a sederci. Ci chiede subito come abbiamo fatto ad avere il suo numero, ”amici di amici”, ”ahhh, a long story” ci risponde consapevole. Il lavoro che ci offre è sottopagato, a nero, 11ore di raccolta di pomodori al giorno, no drug, no drunk. A nulla è valso spiegargli che abbiamo un letto in macchina, no, lui esige che chi accetta il lavoro gli paghi 160$/w per l’accomodation. Brutto schifoso. Dobbiamo decidere in fretta, ci dice, ha solo 5 posti liberi e fa presto a riempirli. No grazie. Piuttosto la fame nera. Non sono venuta fino in Australia per farmi sfruttare. Non subito, almeno.

In macchina fa freddo, i nostri sacchi a pelo ci riscaldano appena e il cellulare di Andrea è costantemente attaccato alla flebile carica che ci garantisce l’aggancio in macchina. Siamo a Bowen, abbiamo percorso i nostri primi 600km e decidiamo di percorrerne 100 a ritroso perché pare che in un ostello di Ayr per le donne c’è lavoro da subito. Ad Ayr ci eravamo già stati ma senza successo. Ora che sappiamo della mafia degli ostelli è diverso. Assumono solo le donne perché più inclini ad incassare gli insulti, al lavoro duro e agli ordini. I maschi sono più irascibili e alcune risse hanno fatto desistere i farmer dal richiederli. Impariamo, sconcertati, anche questo.

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Ayr. Fingers crossed.

Paghiamo i nostri 85$/w a testa all’ostello per un posto auto sotto la quercia e questi ci dicono che io dovrò aspettare una/due settimane. Andrea è bene che si metta l’anima in pace, dalle quattro alle sei settimane di attesa. Gli 85$ ci garantiscono comunque l’accesso ai servizi dell’ostello. Nel frattempo è passato il 18 luglio, è passato un mese da quando abbiamo messo piede in Australia. L’umore è sotto i piedi. Le giornate trascorrono lente, calcolatrice alla mano.

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22 pensieri su “Working Hostel Visa

  1. Cara Emy, mi spiace per questa tua situazione. Ma come hai detto tu, nel mondo delle farm le cose funzionano così. Domanda e offerta. Se eravate a conoscenza di questa situazione prima di partire, e avete deciso di partire lo stesso, tanto di cappello. A me sembra un pò una pazzia! Perchè non tentate un’altra strada? Un altro lavoro che non sia nelle farm in attesa che finisca l’inverno? Un abbraccio che vi tenga un pò al caldo!

    • Con il nostro inglese non possiamo aspirare ad altro. Volevamo fare questa esperienza delle farm per socializzare e per guadagnare a sufficienza per pagarci l’esplorazione.

      In Italia sapevamo che a determinato periodo corrisponde un luogo e un frutto. Nessuno ci aveva detto degli ostelli e appunto avevamo coperto due mesi invernali col wwoof (se quella maledetta non avesse disdetto…)

      • E non riuscite a trovare altri posti dove fare woofing? Purtroppo in Australia ci sono troppi backpackers e non abbastanza lavoro (o per lo meno non abbastanza lavoro nelle zone dove i backpackers vogliono andare) per tutti…

  2. Ma Emy dimmi solo una cosa… Italia di una bellezza inarrivabile, Con tutto che le persone l’hanno rovinata ecc ecc, però tante cose che non vanno si ritrovano anche altrove ecc ecc……. Ma ne valeva la pena?????? Dimmi davvero cosa pensi perché io sinceramente non capisco come possiate fare come state attraversando momenti tanto duri. Poi io non so se veramente voi qua non avreste potuto aspirare proprio nemmeno ad un lavoro, perché peggio di come vi sta andando adesso non lo riesci proprio ad immaginare.
    Forlivese

    • Daniela, sei di Forlì? Ti conosco? :)

      Si chiama esperienza, tutto qui. Ho voglia di esplorare l’Australia senza dare fondo ai miei risparmi e quindi provare le farm che per quanto dure siano, sai che soddisfazione ritrovarsi con un bel gruzzoletto? Io non mi pento mica di essere qui (dopo un mese poi…) solo, spero che i mesi a venire siano più entusiasmanti di questo :) non sono né la prima né l’ultima che fa una cosa del genere… forza, devi incoraggiarmi :)

      Nessuno mette in dubbio la bellezza dell’Italia che ora come ora non mi da’alcuno stimolo. Voglio migliorare il mio inglese qui, crescere e poi rientrare in Italia con qualcosa da raccontare e scrivere sul CV. Tutto qui!

  3. @claudia, non è questione di essere troppi. Siamo troppi in questo periodo di magra. Non appena il clima migliora ci sarà lavoro per tutti. La gente non lavora a vita nelle farm, solo 88gg; avoglia a riciclo. La cosa che mi fa inca**are e sul quale vorrei porre l’attenzione è lo schifo che c’è dietro le farm e gli ostelli. Su ogni ora lavorata, l’ostello prende 1dollaro (e chissà quanti a monte del patto con la farm) e esige che ogni gg si paghino 8/10$ per andare e tornare dalla farm. Se la farm dista 10min a piedi e tu provi a dire “guarda che posso andare a piedi” o “ma ho la mia macchina, se permetti sti soldi me li risparmio”, loro non ti fanno lavorare o lo esigono comunque. Capisci?

    • Certo che capisco… è uno schifo, sono d’accordo con te. Purtroppo tutto il mondo è paese, e dove c’è profumo di soldi, tutti cercano di approfittarsene. Spero riusciate a trovare anche qualcuno onesto, perchè in Australia di onestà ce n’è tanta!

  4. Speriamo che troviate quanto prima una sistemazione migliore. Sapervi in giro a dormire in macchina mi preoccupa un po’.
    Vedi positivo…
    Perchè ci sono tanti canguri morti per strada? Vengono investiti?

  5. Ciao Emy
    l’Australia si presenta col suo volto duro e scorretto (accade ovunque come ben sai) ma questi momenti difficili sono solo un “momento” ,passeranno ed arriveranno giorni di sole e gioia
    Sabato ho incontrato 4 ragazze backpackers che portavano sulle spalle zaini più grandi di loro in un market ed uscendo le ho viste sedute all’ombra che fruivano del cibo acquistato,erano abbronzate tipo aragosta e sorridenti, le ho dato il buon appetito ed hanno risposto,mi sono avventurato chiedendo loro da dove venivano, non ci crederai 3 erano Aussie :) 1 Neozelandese
    inevitabilmente il mio pensiero è volato a Te alla tua avventura nella terra dei Canguri al coraggio che hai trovato per viverla.
    Hai perfettamente ragione è tutta esperienza è vita e sarà un pacchetto importante quello che avrai in dono da quella stupenda Terra.
    Sono orgoglioso di Te
    vi son vicino :)

  6. Ma Emy mi spiace leggervi col morale a terra. Capisco che la “mafia” degli ostelli fa alquanto schifo, ma questo è il bello di partire all’avventura. sono sicuro che alla fine resterà una bellissima esperienza e riderai per le acrobazie in bagni fatiscenti! Un GRANDE in bocca al lupo :)

    • Tesoro! non state in pensiero, bene o male ce la caviamo ♡

      p.s. Andrea proprio ieri sera ha saputo di dover sostituire una ragazza che ha chiesto il day off. Mentre io sono qui a leggere e l’ostello è semi deserto, lui è a raccogliere zucchine dalle 6.30. 10 ore, 20.45$ all’ora.

  7. :O il karma e le nostre maledizioni si abbatteranno sulla famiglia che vi ha ammaronati! Mi dispiace davvero per tutti questi imprevisti, spero che presto quest’avventura prenda la piega che avevate immaginato quando siete partiti! Pure la mafia degli ostelli poi e noi che pensiamo che all’estero le cose siano tutte rose e fiori! Comunque tanta stima per come state affrontando tutto! Un bacione e tenete duro :*

  8. E’ un racconto duro e crudo, soprattutto perché è quello che stai vivendo in questo momento e devo ammettere che mi ha molto colpita… noi siamo partiti per il Canada, dopo aver valutato l’Australia, perché (anche se vorrei vivere un’avventura alla “on the road”) non sarei mai riuscita ad andare a lavorare in una farm.
    Spero le cose si sistemino, siete sicuramente molto coraggiosi per sopportare il viaggio!

  9. Finché ti vedo sorridere, va tutto bene. Forza, che sei una roccia.
    Sono super orgogliosa di te.
    E sì, a me la pasta sarebbe piaciuta.
    Ti abbraccio forte forte forte ♥♥♥

  10. ciao! io sono in nuova zelanda da quasi due anni. quest’estate ho viaggiato per 3 settimane, dormendo in macchina, anche 5 giorni senza fare una doccia! pero’ facevo il bagno in mare ogni giorno =)
    ti capisco con la storia del mc donald, era la mia tappa fissa ogni mattina, a volte anche i supermercati! :) per fortuna qua non esiste il secondo whv dopo aver lavorato in farm, cosi’ c’e’ meno competizione, meno sfruttamento e si vive meglio =) ora continuo a leggere le vostre avventure!

    • Ti dico solo che mi sono depilata nelle docce delle terme o davo di matto. I dettagli scabrosi li risparmio su questo blog :)

      Molti mi hanno detto che gli stipendi però sono più bassi, è vero?

  11. Pingback: Weather mark | Dalle stelle alle stalle

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