Like a robot.

Vi scrivo dall’alto del mio scomodissimo letto a castello. Siamo ad Ayr, una cittadina tristissima che non ha neppure il mare. Credo proprio che questa sarà la mia prima estate (italiana) senza tintarella nè angurie. Mi rifarò, ci potete contare. Ora poco importa, il mio umore è migliorato. Prima ero triste triste triste, ora sono triste felice triste triste felice. Alti e bassi, insomma. La beffa è che quando sono triste so esattamente il motivo, quando invece sono felice non riesco a capacitarmi del perché. Mi avevano avvertito, l’Australia provoca questi effetti collaterali (Claudia C. ti penso spesso, sappilo!).

HO UN LAVORO! Abbiamo lasciato il nostro posto sotto la quercia e ci siamo trasferiti in un ostello poco distante. Questo significa che non devo più aprire il portabagagli nel cuore della notte per fare pipì dietro un albero. Condivido la stanza con altre due ragazze italiane mentre Andrea, a pochi metri da me, ha uno strambo coinquilino orientale. Due giorni dopo hanno bussato alla mia porta per offrirmi quello che credevo fosse il lavoro del secolo. Credevo, appunto. Ero euforica. Niente più vestiti sporchi, niente più sole a picco e pipì tra le canne da zucchero mi sono detta. Insomma, ho lasciato il picking di chilli  per passare al packing di eggplants.

chilli

Il raccolto di sei lunghissime ore.

Ahh, come ero euforica. Dovete sapere che uno dei sogni della mia vita (?!) era proprio quello di provare l’esperienza della catena di montaggio; nei miei sogni era il lavoro perfetto perché non implicava alcuna logica ma solo movimenti meccanici (TSO, presto!). Questo lo sognavo ai tempi in cui la contabilità mi sembrava una punizione divina e passavo i pomeriggi a cercare di decifrare la partita doppia come fosse la cosa peggiore che potesse capitarmi. Mi sbagliavo. Tornerei sui libri anche domani. Un classico. L’unico lato positivo di questo lavoro è che mi consente di guadagnare circa mille dollari alla settimana dopo aver lavorato per 8ore al giorno tutti i cazzo di giorni. Le ore sembrano non passare mai ma quando guardo alla voce accrediti del mio conto in banca mi torna la voglia di vivere e per i due giorni successivi lavoro col sorriso sulle labbra. Soldi. Soldi. Soldi. Che tristezza. Dicevo, pensavo fosse il lavoro del secolo impacchettare melanzane e fischiettare. Fanc*lo il picking mi sono detta e lo penso tutt’ora. Dicono che devo ritenermi fortunata perché c’è gente che aspetta mesi per lavori di m. mentre io appena arrivata ho trovato un lavoro di serie A (capito la storia? c’è da ritenersi fortunati se si può bere quando si vuole, se si può andare in bagno o semplicemente sgranchirsi le gambe!). La prima settimana è stata dura, le ore scorrevano tutte uguali, la noia mi tormentava, tornavo a casa incazzata (con la vita? con l’Australia?) e mi svegliavo con un unico pensiero ”anche oggi, ancora melanzane, ancora quell’idiota!”. Il farmer, siciliano (*), i primi giorni non mi ha mollata un secondo, sempre col fiato sul collo, qualsiasi cosa io facessi era sbagliata, urlandomi cose incomprensibili, umiliandomi e facendomi sentire una stupida. Like a robot continuava a ripetermi. Ci sono stati momenti in cui scartavo melanzane con le lacrime agli occhi ma non ho mai pensato di mollare. Non è forse questa quella che chiamano esperienza? Le mie colleghe mi hanno tranquillizzata ”faceva così anche con noi, resisti, la prima settimana è dura ma poi passa”. Andrea continuava a ripetermi ”pensa quanto sei fortunata!” fino a quando non gli ho urlato di tacere, che non poteva capire come mi sentivo, che questa non era l’Australia che sognavo. Sono un robot e impacchetto melanzane per 4000$ al mese. Sono fortunata. Prima che arrivi il cretino di turno a dirmi che per questi soldi spalerebbe anche m. ci tengo a precisare che a me questo lavoro ”piace”, il problema è solo il modo in cui veniamo trattate. Io non sono cresciuta impacchettando melanzane quindi coglione non puoi pretendere che dopo un’ora io ti sappia fare la categoria otto ad occhi chiusi e su un piede solo. Però sì, sono fortunata, i suoi sguardi di disprezzo e i suoi toni sgarbati fanno parte del pacchetto deluxe e dobbiamo solo essere brave a non dargli troppo peso (facile per una permalosa come me!). Ciao mamma guarda come mi diverto.

blog

Questo è il cumulo settimanale di melanzane scartate perché appena imperfette, lasciato al sole.

Andrea ha trovato lavoro in una farm di basilico e inizia domani. Un miracolo dal momento che gli ostelli sono pieni e le farm non assumono. Ha lavorato qualche giorno nella mia farm ma solo come sostituto. Roba che un giorno mi sono commossa al pensiero che quella melanzana che stavo toccando poteva essere passata dalle sue mani e mi veniva in mente quella scena de la Vita è bella in cui c’è lui ai lavori forzati e lei che smista le divise sporche. Rendetevi conto delle conseguenze psicologiche di un lavoro simile :P La situazione quindi dovrebbe migliorare e le entrate raddoppiare. I soldi ci servono per iniziare il viaggio vero, tra qualche mese. Penso solo a questo. Alla vera Australia che deve conquistarmi. Al suo cielo meraviglioso, alle stelle così vicine, alla Luna così grande.

Ci sono momenti in cui penso a coloro che questo lavoro lo fanno in Italia, sottopagati, per vivere e che tornati a casa devono tenere i nervi saldi e sorridere. Lo so cosa state pensando ma no, non sto esagerando. Otto ore sembrano interminabili, migliaia di melanzane ti passano sotto gli occhi e il rullo continua a girare, quel rumore di sottofondo insopportabile dopo qualche giorno ti sembra di sentirlo perfino sotto la doccia. Devi essere rapida, individuare la melanzana che ti occorre (impacchettiamo per categorie), prenderla e non distogliere lo sguardo dal rullo perché la melanzana successiva potrebbe sfuggirti e bye bye. Pensate sia facile? Pensate a quanto infame è la forma della melanzana e quanto difficile è incastrare una all’altra. Individui la melanzana perfetta, vuoi proprio quella, ti è rimasto quello spazio nella scatola e lei può riempirlo (nel mentre il farmer ti urla ”mix up” alternato a ”gently”), la prendi e… shit! E’ da scartare! O peggio ancora: shit! Che male! Perché la melanzana è infame anche per le sue spine. Ho perso il conto di quante volte al giorno impreco, di quante spine viaggiano nel mio corpo. Mettici anche che fa caldo, che non tira un alito di vento nemmeno ad immaginarlo. Riesco a pensare molto mentre lavoro (e non è un bene perché il pensiero frequente è ‘basta! non ce la faccio più!) ma sempre rimanendo concentrata e impeccabile quando il farmer è nei paraggi. Sono migliorata mi dicono le altre e adesso quando mi controlla le scatole abbozza uno sguardo (sorridere sarebbe chiedere troppo!) di approvazione o mi sposta di qualche millimetro una melanzana giusto per rimarcare il suo ruolo di boss. Te possino ammazzà! Avete presente la storia che in Australia sono tutti sorridenti e felici? Ecco, questo non vale per le zone rurali. Qui i farmer sono tutti matti (come biasimarli, vivono nella farm 24h al giorno per tutta la vita!) e arroganti, spesso anche ignoranti.

Uno dei primi giorni mi è successa una cosa stranissima: ero sul letto, ho chiuso gli occhi per cercare di addormentarmi e mi è apparso il frame delle mie mani che prendevano due melanzane e le mettevano nella scatola. Ero nel dormiveglia e mi sono svegliata di soprassalto, sconvolta. No eh, non potete tormentarmi anche a casa!

bbb

I maledetti buckets.

I movimenti sono così ripetitivi (capita che hai la mente altrove e le mani vanno da sole) che a volte ci ritroviamo a ridere all’improvviso perché una nostra collega ha scambiato il cartone di sotto con quello di sopra o ha posizionato la scatola nel verso sbagliato. Le ore scorrono con noi che urliamo ”otto?” ”sei?” ”io quattro” – le diverse categorie di melanzane – e a volte rido pensando che in Italia qualcuno avrebbe urlato ”tombola!”. Quando mi fermo a pensare ai sogni di noi cinque sorrido al pensiero di quanta buona volontà ci voglia per inseguirli. Sono contenta di essere qui (so’ bipolare) e di provare sulla mia pelle la fatica, la gioia dei soldi guadagnati duramente (Andrea mi ricorda che probabilmente questi soldi in Italia non li guadagnerò mai; che simpatico!), le emozioni che solo avventure come queste ti sanno regalare.

Vi racconto questo imbarazzante episodio: secondo giorno di lavoro, nervoso alle stelle, facciamo la spesa e ci accorgiamo che per quattro cavolate abbiamo speso 50$. Entro in macchina e realizzo che 50$ corrispondono a due estenuanti ore di quella mattina di m. e inizio a piangere, inizio a pensare che di questo passo la mia fatica sarà inutile, che non riusciremo a mettere da parte nulla e piango piango. Piango a dirotto senza capacitarmene. Ovviamente da melodrammatica quale sono inizio a pensare (sempre complice lo stress e il periodino mensile) che questa non è vita, lavorare tutti i giorni per pagare ostello, benzina e spesa perché non ho il tempo nè la forza per fare altro. Piango al punto che caccio Andrea dalla macchina pregandolo di lasciarmi sola in quel parcheggio per cercare di calmarmi. Io, la luna, mille fazzoletti e la mia crisi di pianto. Nel mentre pensavo a quanto sarebbe necessario un pronto soccorso della felicità (certe idee, solo a me!) per momenti come quelli, in cui ti senti smarrita e non hai nessuno a cui chiedere conforto. Non sarebbe fantastico? Un estraneo a cui puoi raccontare come ti senti, a qualsiasi ora del giorno, quando hai urgenza di carezze, paroline dolci e leccalecca. Deliravo, l’avete capito? Startup, chi ci sta?

Lavorare per settimane intere senza giorno libero inizia a pesarmi. A pesarci. Mi sveglio alle 05:30, alle 07:00 siamo in farm e dopo aver sistemato le postazioni aspettiamo che arrivino le 07:30 e con esse i buckets con le melanzane raccolte dai pickers (foto sopra). Alle 10:00 abbiamo dieci minuti di pausa pagati per poi ricominciare e pranzare alle 13:00 (mezz’ora non pagata). Dopo il pranzo solitamente l’unico pensiero che ci rallegra è ”forza altre due ore e mezza”. Alle 15:40 arriva Ryan che ci sorride e ci dice ”is the last one” – ovvero, l’ultimo carico -, ultimo sforzo e alle 16:30 siamo a casa. Ti fai la doccia, corri a fare la spesa, prepari il pranzo per domani, prepari la cena e corri a letto. Fine della giornata. Ora potete comprendere perché ci ho messo una vita per scrivere questo post e aggiornarvi. In tutto questo, le gambe ti fanno male, pollice e indice sono doloranti (essendo stati tutto il giorno ad acchiappare acchiappare…), nelle mani hai un numero variabile di spine e domani la sveglia suonerà presto. Ancora.

Ma – ditelo voi! ditelo voi! – sono fortunata :)

(*) Charles afferma con fierezza di non saper parlare italiano ma solo il siciliano (per lui infatti quelle non sono ‘melanzane’ ma bensì ‘malengiane’). Mi fa troppo ridere il suo accento, il suo non capacitarsi di come io possa essere vegana e rinunciare ai cannoli e agli arancini. Nessuna pietà nè trattamenti di favore per me che sono l’unica italiana del gruppo, dannazione!

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17 pensieri su “Like a robot.

  1. Posso solo immaginare la noia e la stanchezza di tutte quelle ore di lavoro… ma come dici tu, almeno un lavoro ce l’hai! Forza e coraggio che la parte migliore del tuo viaggio e’ li proprio davanti a te… non manca molto ormai!

    • Qualcuna ce la portiamo a casa (non ogni giorno perché a me non piacciono più di tanto) e la lasciamo nella scatola “free food” dell’ostello. Così fanno gli altri di altre farm così abbiamo vari tipi di verdura…free :) (unico vantaggio dell’ostello).

      Bei soldoni si :) e pensa che sono netti, quando torno in Italia tutte le tasse che ho versato qui me le ridanno nel giro di 10gg.

    • Non sarei partita neppure se avessi mollato alla prima difficoltà :) non a caso il blog è “dalle stelle alle stalle”. Ero un po’ stufa delle stelle, voglio “soffrire” ;)

  2. Tutte quelle melanzane scartate per semplici imperfezioni fanno pensare e fanno uno strano effetto…
    tanta stima per te/voi per aver affrontato questo lavoro da catena di montaggio che non si può capire fino a che non si prova… non è affatto un lavoro semplice, ma tu tieni in mente sempre il tuo obiettivo… attendiamo gli sviluppi e coraggio! :-)

    • Eheh :) succede anche a me adesso, quando sono nella zona ortofrutta penso a quanto lavoro e stanchezza c’è dietro! È proprio vero che bisogna provarle sulla propria pelle…

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