It’s your last day.

Confesso che stavolta non so da dove cominciare. Mi sono presa del tempo per scrivere la conclusione della meravigliosa esperienza che è stata quella in farm. Tempo per far sì che non cominciassi a piangere al solo pensiero, tempo per far sì che le immagini del mio ultimo giorno si sbiadissero fino ad averne un vago ricordo. Inutile dire che una settimana non è stata sufficiente, inutile dire che ci penso sempre prima di andare a dormire. Questo capitolo della mia vita si intitola Olga. Nonpiangerenonpiangerenonpiangere. Una settimana prima del fatidico venerdì 17 ottobre ho iniziato un silenzioso countdown. Silenzioso una sega, a tre giorni dalla fine ero carica a pallettoni. A due giorni dalla fine ho iniziato a realizzare, a fare pensieri folli del tipo ”e se restassi fino alla fine della stagione?”, ”infondo questo lavoro mi piace”. E sempre più prepotentemente ”non posso lasciare Olga da sola”. It’s your second last day, mi fa la tedesca impedita. Penso subito che non veda l’ora di liberarsi di me. La capisco, inizio a pensare a come chiederle scusa per il mio averla continuamente rimproverata/spronata a fare meglio, a come spiegarle che non era nulla di personale ma semplicemente un lavoro di squadra e come tale andava fatto. Ultimo giorno e Olga non mi dice nulla, neppure Good morning in cucina e un sorriso amaro ricambia il mio quando la incrocio con lo sguardo. Tant’è che salgo sul van e vado a lavoro, come tutti i giorni. Non sento nulla. Sono apparentemente felice. Segno per l’ultima volta i km percorsi e saluto Andrea che alla guida del van porta il team pickers nei campi. Dal punto in cui ci lascia Andrea al punto in cui si entra nello shed ci saranno 10 metri. Mi avvicino a Olga consapevole che quella sarà l’ultima volta e inizio a realizzare. Rompe il ghiaccio con ”it’s your last day”. Annuisco. Nonpiangerenonpiangerenonpiangere. Come with me, le dico. Non mi risponde.

La giornata comincia e nei campi Andrea è felice, conta le ore che mancano col sorriso sulle labbra. Lo capisco, lavorare sotto al sole tutti i giorni (inizia con 22 gradi e conclude spesso con 33) non deve essere stato facile. Io non avrei retto una settimana, team packers tutta la vita. La tedesca mi chiede a che ora vado via, le dico che torno in ostello giusto il tempo per una doccia e per sistemare i bagagli in macchina. Alle 3 pm realizzo che manca solo un’ora e che mai più nella mia vita sarò in quel preciso punto del mondo (so’sentimentale io!) e che quel fottuto posto mi mancherà. Sei felice? Mi chiede Olga. I’m so sad, I don’t want to leave this place. Non ci crede perché tanto volte abbiamo sognato come sarebbe stato l’ultimo giorno, ”freedom” diceva lei, ”I can’t imagine” dicevo io, specialmente quei giorni che non passavano mai, quei giorni in cui non facevamo altro che guardare l’orologio e scandire ogni singola mezz’ora. Oggi è diverso.

olgablog

Pickers and packers.

In cucina Andrea affetta l’ultima anguria mentre casualmente mi ritrovo affianco ad Olga che mi chiede quali sono i miei progetti futuri, dove sarò domani etc… io nella mia mente penso al perché si è ridotta a farmi queste domande all’ultimo minuto, perché ha già gli occhi lucidi. Vado via alle 6 pm. Ok. Mentre imprecando ripongo mille cose nel bagagliaio realizzo che la tedesca sta proprio venendo verso di me e che sì, è venuta a salutarmi. I want to say you goodbye. Mi si annebbia la vista e mi vergogno di me stessa, dell’averla criticata, del non essere andata a fondo, dell’essermi fermata all’apparenza, alle sole ore lavorative. Ripenso al discorso che volevo farle ma dimentico tutte le parole, la abbraccio e ricambio il suo essere felice di avermi conosciuta. Mi dice che da domani non mi stresserà più con i what time is it?, che da domani ci sarà troppo silenzio. Sorrido e le ricordo di fare ogni giorno il meglio che può e di prendersi cura di Olga, ignara del fatto che proprio in quel momento Olga stesse passando dietro di me. La vedo sorridere. Passo in ufficio a consegnare le chiavi e la trovo a chiacchierare con Gloria. Gloria ha risollevato le mie giornate in ostello, ha alimentato i miei sorrisi, mi ha fatto ricredere sulla complicità femminile (questa sconosciuta, esiste davvero!), mi ha ripetuto più volte ”non ve ne andate!”, ”come farò adesso senza di voi”. Come farò io me lo sono chiesta tante volte salvo poi pensare che l’Australia è anche questo, è conoscere persone fantastiche con la consapevolezza di non rivederle forse mai più, è la convinzione che frasi quali ”se non ci rivediamo in Australia, ci rivediamo certamente in Italia” possono significare tutto e non voler dire niente. Gloria inizia a salutarmi e giacché c’è anche Olga le chiedo di parlare in inglese così da non farla sentire esclusa. Guardo l’orologio e si sta facendo tardi, devo salutare Olga o non arriveremo mai in tempo ad Airlie Beach. Guardo Olga e realizzo che quel momento è arrivato. Esco dall’ufficio convinta che mi stesse seguendo e facendo capolino la trovo ad asciugarsi le lacrime. Gloria sorridendo decide di lasciarci sole. Olga vieni fuori, devo salutarti per bene. No. Olga, please! E da lì in poi non ho capito più nulla. Lei piangeva, io piangevo. Andrea ci guardava in disparte. Ho bisbigliato un timido I love you, I’ll miss you e mi ha stretta forte ricambiando. L’ho stretta ancora più forte nella speranza di fermare il tempo che scorreva inesorabile. In questi mesi avrei voluto abbracciarla tante volte, come solo noi italiani sappiamo fare, ma l’idea di risultare inappropriata (tempo fa, in una delle tante pause pranzo, avevamo parlato di come per i russi fosse eccessivo baciare le guance, di come questi non si lascino andare a grandi dimostrazioni di affetto e sia Rakul (danese) sia Mia (finlandese) confermavano che al Nord Europa si è più freddi e distaccati, affettuosi solo con la famiglia) mi aveva sempre frenata. Stringerla e sentirla tremare mi ha fatto crollare il mondo addosso. Era visibilmente distrutta e non voleva lasciarmi andare. Nobody can replace you. Ho vacillato. Le spiego che per me è speciale, che sarà per sempre la mia amica speciale in questa meravigliosa avventura – Andrea le sottolinea che può ritenersi fortunata perché a dirlo è una che ha elevati standard nella scelta degli amici. Ci avviamo alla porta, devo ancora mettere gli zaini in macchina e salutare nuovamente Gloria e il suo fidanzato, Mattia. Guardo Olga e sorridendo la prego di andare, stiamo ancora piangendo e non voglio vederla così. Olga mi segue e mi dice che ci rivedremo in Tasmania, magari di nuovo insieme in un’altra farm. Dobbiamo. Nel frattempo penso ”Olga vai via, ti prego, ti prego” ma lei è ancora lì che mi aspetta. Saluto Mattia e Gloria, saluto gli altri e Olga è ancora lì vicino alla  nostra macchina. Mi spiega che andrà via solo una volta varcato il cancello, mimando il gesto del fazzoletto bianco per aria. Ho il cuore a pezzi. Ho il cuore colmo di gioia, finalmente consapevole che il mio sentimento in tutti questi mesi era silenziosamente ricambiato dai suoi sorrisi che ora mi accorgo voler significare tanto. Ho avuto paura di stare esagerando. Ho capito che si trattava di una stupida paura nel momento in cui l’ho vista piangere e tampinarmi. Mi appresto a sedermi in macchina ma corro ad abbracciarla un’ultima volta.

”Andre per me l’Australia può anche concludersi qui, in quanto ad emozioni ho fatto il pieno”. Sorride e varchiamo il cancello.

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7 pensieri su “It’s your last day.

  1. Qesto è un post che vorrei aver scritto anche io, quando ho salutato la mia amica francese in Slovenia. Non l’ho voluto scrivere perché coincideva pure con l’andarmene dalla Slovenia e ora ho letto il tuo ed ecco, lacrime con l’arretrato di 2 anni e mezzo.

  2. Wow, che post toccante… Sono tanto felice che tu abbia avuto un’amicizia del genere… Speriamo vi possiate rincontrare… In ogni modo ha reso la tua esperienza nelle farm molto più significativa e unica, e questo non è poco. Un abbraccio

  3. Ci credi se ti dico che ho pianto anche io, leggendo questo post?
    Mi è sembrato di essere lì con te, ti stringere Olga e sentirmela tremare sotto.
    Oggi ci siamo “parlate” e già sai quello che penso di te, di questa avventura; nonostante i “torna a casa”, i “cambierai”… Tu rimarrai sempre una splendida e rara creatura.
    Ti voglio bene, Emy.
    Saretta comeundadodabrodo

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