Dov’è Steve?

Vi scrivo dall’Henry Angel Park di Tumbarumba. Siamo in New South Wales, a migliaia di km dal Queensland, ma i noiosissimi panorami australiani non sono cambiati. Preparatevi perché da ora in avanti – sarebbe meglio specificare: dopo aver visto la Nuova Zelanda – l’Australia sarà da me più volte paragonata alla zia molesta con i peli sul mento e la fiatella. Io amo la Nuova Zelanda. L’Australia è brutta e cattiva. Così è deciso.

Ricapitolando: il 17 ottobre sono iniziate le tanto attese vacanze, vacanze che sono terminate il 26 dicembre. Dopo aver rimesso piede in Australia e aver mandato a monte il progetto Tasmania (Olga, amica mia, ci rivedremo un giorno?) abbiamo deciso di spostarci più a Sud. Siamo finiti tra le montagne. In questa cittadina dimenticata da dio – diciamo in coro: Tumbarumba! – una grossa azienda ci ha offerto un lavoro. Subito. Blueberries picking. Lunedì 5/1 alle 7am induction. Incredibile ma vero. Poiché siamo in Australia – diciamo in coro: brutta e cattiva! – i problemi non sono mancati. La nostra adorata Ford Falcon custodisce tutta la nostra vita, le vogliamo bene ma abbiamo bisogno di cercare un alloggio. Abbiamo un lavoro! Abbiamo un lavoro! Basta dormire in macchina, ci siam detti. Nulla di più difficile. Tumbarumba conta duemila anime e durante la raccolta dei mirtilli è presa letteralmente d’assalto. Non ci sono ostelli, i motel hanno prezzi folli e l’unica soluzione pare essere un caravan park non troppo distante. Decidiamo di entrare e dare un’occhiata. Centinaia di tende ravvicinate all’ombra di minuscoli quanto inutili alberelli. Mille asiatici. Mille africani. Tre australiani. Servizi scarsi e inefficienti. No grazie, va bene l’esperienza, va bene l’avventura ma questo potrebbe essere troppo per il mio esile corpicino. Come siamo finiti all’Henry Angel non è una lunga storia. Presi dal panico abbiamo optato per la soluzione migliore a soli 5km da Tumbarumba. In realtà avevo il morale a terra, l’idea di dormire in tenda, usare i bagni pubblici (ancora!), non avere energia elettrica, lavare i panni nel fiume (I did it!), svegliarmi al gelo, imprecare contro formiche e zanzare, dopo una lunga giornata nei campi non mi entusiasmava. Spoiler: dopo due settimane la ricorderò come una delle esperienze più belle della mia vita.

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Tocca adattarsi? Mi adatterò. Ormai sono poche le cose che mi fanno paura e cerco di trovare il lato positivo sin da subito. Il lato positivo ha il nome di Steve. Arrivati al parco (ho dimenticato di specificare che il parco è stupendo, enorme, gratuito e con servizi efficienti) inizio a salutare con la mano dal finestrino la gente sul posto e con mia enorme sorpresa ricambiano tutti con spontanei sorrisi. Improvvisamente la soluzione scelta non mi pare così malvagia. Scelto il posto per montare la tenda un vecchietto di nome Steve ci viene incontro per ascoltare la nostra storia. E’ australiano e stranamente riusciamo a capire tutto quello che ci dice e quando dico tutto intendo proprio tutto. Bingo! Si offre di darci qualche consiglio e vedendoci in difficoltà decide di prestarci la sua trapunta. Gli spiego che non sono molto contenta di essere lì, che è la mia prima volta in tenda e che quel buco alla mia sinistra – è la tana di un wombat – mi inquieta. Difficile descrivere la bontà e la simpatia di Steve perché tempo cinque minuti ci offre da bere e ci tiene compagnia. Dopo soli dieci minuti quello che mi sembrava un inferno all’improvviso acquista colore e sono felice. Incredibile.

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Di ritorno dal lavoro ci viene incontro sorridendo per chiederci come è andata. Ha un’espressione buffa, è il classico vecchino che ti fa tenerezza. Avete deciso di restare? mi chiede. Restiamo. Il giorno seguente ci informa che sposterà la sua tenda in un posto più all’ombra. Non saremo più vicini. Mi sale un po’ di tristezza pur sapendo che le occasioni per salutarsi non mancheranno. Il momento più bello della giornata è quando un minuto dopo aver parcheggiato lo scorgo dallo specchietto retrovisore sorridente mentre ci viene incontro. Steeeve! esclamo. E sono felice.

Non ricordo bene quando ma un giorno sono tornata al parco e la tenda di Steve non c’era più. Incredula ho iniziato a guardami intorno convinta che avesse cambiato ancora posto. Nulla. Steve non è più al parco. Non può essere andato via senza avvisare, continuo a ripetere per convincermi. Sono stati giorni di pioggia e il meteo ne prevede ancora altri, la nostra tenda è piena d’acqua e dormire comincia ad essere complicato. Avrà preferito tornare a casa e tornerà qui non appena ci sarà il sole, dico ad Andrea. Sotto il nostro albero troviamo un tavolino e due sedie segno che Steve le ha lasciate lì per noi. Nessun biglietto. Mi convinco sempre più che tornerà a riprenderle. Dov’è Steve? Ogni giorno che passa, in quei cinque minuti che mi separano dal parco riesco solo a pensare che finalmente lo rivedremo, sorridente mentre ci viene incontro.

Abbiamo un nuovo vicino di tenda. Neville è un vecchino di origine scozzese che attacca bottone con tutti ma che purtroppo non capiamo. Parla veloce, usa un inglese a noi sconosciuto e ci limitiamo a sorridere. Penserà che siamo matti, mi dico. Dov’è Steve? Qui tutti sembrano interessati alla nostra storia (a parte una coppia di ragazzi francesi, l’età media al parco è di 60 anni) e dopo il solito ‘How you going?’ siamo felici di condividere la nostra avventura.

Passano i giorni e mi convinco che non è così male stare al parco. Ha smesso di piovere, abbiamo il tavolino di Steve, un filo su cui appendere i vestiti, la gente ci sorride, la mattina fa ancora tanto freddo ma va bene. Mi sono ambientata, niente più paure nè preoccupazioni. Feeling good, direbbe Steve. Neville è buffo, iniziamo a capirlo e a scambiare quattro chiacchiere, a ridere alle sue battute (il fascino dell’umorismo inglese). Ok Neville non è Steve ma ci piace lo stesso. Siamo soli, a lavoro parliamo poco e niente, tornare ”a casa” e trovarlo lì che aspetta di parlare con noi mi riempie il cuore di gioia. Ricordo la prima volta che gli abbiamo regalato una busta di mirtilli, ci guardava e non sapeva come sdebitarsi. Nei giorni seguenti ci dice che possiamo utilizzare la sua doccia solare. ‘Anytime you’re welcome!’ mi dice e ci manca poco che mi commuovo. La doccia, ecco cosa ci mancava. Alla doccia segue la sua offerta per tenerci il cibo nel frigorifero (niente energia elettrica, quaranta gradi all’ombra, ricordate?). Io sono incredula davanti a tanta gentilezza e finisco per affezionarmi a Neville.

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E’ il nostro ultimo giorno di lavoro, da domani ci trasferiremo a Factorycity. Sono triste, questo significa che dovremo lasciare il parco e non ne ho voglia. Ma a quanto pare le sorprese non sono finite. Mi volto dopo aver sentito un bambino gridare ‘Buongiorno! How was your day?’ ‘Whaaaat? Do you speak italian?’ e quello che è accaduto dopo ha dell’incredibile. Non è da solo, Zac e tre suoi amici sono in bicicletta e dopo alcune domande di rito gli offro una manciata di mirtilli. Tutti contenti vanno verso il loro camper. Tempo due minuti tornano con una busta di prugne selvatiche ‘Is it for me? Is it a gift?’ e Zac sorride. Potete immaginare la mia gioia. Gli dico che vado via domani e abbozzano un triste ‘Really?’. Inizio a sistemare la roba in macchina, a svuotare la tenda quando li vedo tornare. Uno dei tre mi chiede se posso dare un bacio sulla guancia a Zac. Andrea sogghigna. ‘Sure. Your first italian kiss’ gli dico e poco dopo Zac cade dalla bici dall’emozione, rosso in volto perché tutti i suoi amici stanno ridendo, compreso Andrea che fulmino con uno sguardo.

L’ora dei saluti è vicina, sebbene io cerchi di rimandare il momento in cui dovremo dire addio a Neville. Sono triste e non riesco a capacitarmi di come questo sia possibile, fino a due settimane fa odiavo questo posto. Chiedo a Neville di farci una foto insieme e scoppiamo a ridere quando ci dice ”A selfie?”. Questo è il risultato.

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Restiamo a chiacchierare un altro po’ e ci saluta con delle belle parole per noi. Gli siamo infinitamente grati. Ha gli occhi lucidi. Un’altra coppia si avvicina, lui gli spiega che stiamo per andare via, che siamo dei bravi ragazzi ecc. La faccio breve: lei torna con una salvietta da bagno bellissima, ricamata a mano e me la regala. Ho finito le parole e guardo Andrea che si aspetta di vedermi in lacrime da un momento all’altro. E’ l’ultima notte al parco e sarà difficile prendere sonno. Neville ci ha lasciato un foglietto con i suoi contatti, tra qualche giorno è il suo compleanno e gli scriveremo un sms o forse una mail per aggiornarlo. La sua faccia quando gli abbiamo detto che ci mancherà? Immaginatela.

Dov’è Steve? Steve non è tornato.

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14 pensieri su “Dov’è Steve?

  1. È la gente che fa la differenza e che rende i posti incredibili o terribili … la gente (inclusi se stessi) che può permetterci di vedere il lato positivo di ogni cosa. Scambiare storie, piccoli favori. Per questo ho smesso di andare al supermercato e vado solo in negozi piccoli. Perché mi piace quando mi riconoscono, mi salutano e si ricordano che io sono quella che non vuole le buste di plastica! Bello l’accento scozzese, vero?

  2. Bentornati sul blog! State davvero vedendo posti che la quasi totalità degli australiani e dei turisti non vedrà mai, e state facendo esperienze che probabilmente non avreste mai fatto in vita vostra…. e per quanto quest’esperienza sia a volte dura, immagino che vi stia dando tanto! Sicuramente state incontrando persone splendide lungo questo percorso! Baci

  3. La bellezza delle zone di sosta, incontri gente magnifica, sempre ben disponibile! Io ricordo 3 ragazzi australiani con i quali sono in buonissimi rapporti e il giorno di pasqua, stavo andando in south australia da melbourne e in una sosta un ragazzino ha raggiunto la mia macchina parcheggiata e mi ha dato un uovo di cioccolato. Ricordi bellissimi

    • Non dimenticherò mai queste due settimane! Per tutti questi vecchietti eravamo il polo d’attrazione, sempre gentili e pronti ad ascoltarci! Ricordo una giornata decisamente ‘no’ in cui ho sbattuto con prepotenza lo sportello dell’auto, ero appena tornata da lavoro, Neville si è affacciato per capire cosa stesse succedendo; con la sua discrezione mi ha semplicemente detto ‘Not a good day, Emy?’ ed è tornato nel camper. Ecco, non sai quanto ho apprezzato quel gesto poichè tutti i giorni mi chiedeva come fosse andata e si fermava a chiacchierare. Non quel giorno.

    • Sì qui ci sono le vacanze estive e con i camper si spostano in questo parco :) Tanti vecchietti appena ci vedevano ci chiedevano info! Neville è carinissimo, pensa che un giorno l’ho trovato con il libro dei posti per far camping in Australia (libro che hanno tutti i backpackers) e alla domanda “Stai pianificando il tuo prossimo viaggio?” mi risponde “No, guardavo…non ci sono free camping a Shepparton”. Cioè… ♡

    • Non ho idea di dove sia finito Steve, speravo davvero che con l’arrivo del sole tornasse (aveva detto “ma sì che ce la puoi fare, io starò qui 5settimane ecc”). Il suo tavolino non abbiamo potuto portarlo con noi (non era richiudibile) così l’abbiamo lasciato (5am) ad una signora che avevamo visto col piatto sulle gambe certi che potesse esserle utile (le abbiamo lasciato un biglietto per non farla sentire in obbligo di trovare un modo per portarselo quando avrebbe lasciato il parco ;) )

    • Di una tenerezza infinita, ignoravano totalmente Andrea e ci giravano intorno con le bici per salutarci. Da dove ha tirato fuori quel “Buongiorno!” non lo so, come non so chi gli abbia detto fossi italiana ;)

  4. Emy mia, ma quanto sei, siete speciali? Mi ricordo le tue paure prima di partire: “cambierò, non è vero?”mi chiedevi spaventata… Sei cambiata, sì. Sei diventata ancora più rara. Ti ammiro tantissimo e faccio un tifo per voi spudorato.

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