One team one dream

Vi scrivo dalla stanza numero quattro del nostro meraviglioso appartamento a Factorycity.

Tornati dalla NZ ci siamo messi in marcia concentrati verso il nostro obiettivo: riuscire ad ottenere un posto di lavoro nella fabbrica (ometto il nome per ovvie ragioni). Era il 29 dicembre quando pieni di speranza abbiamo inviato la nostra application online al termine del quale e`seguita una chiamata per farci dare la data dell’interview. Tracy ci assegna il 21 gennaio alle 9am. Senza una casa, senza un piano B, trascorriamo il Capodanno sotto una quercia del Victoria Park tristi e sconsolati (pessimismo alternato a ottimismo forzato per paura di eventuali influssi negativi di cui personalmente responsabili) fino a che decidiamo di raggiungere Tumbarumba per ingannare l’attesa. Come siamo finiti in tenda, al gelo e a raccogliere mirtilli lo sapete gia`. Sveglia alle 8am, vestiti alla meno peggio per cercare di fare bella figura (non vogliamo esagerare, d’altronde siamo in Australia e miriamo ad un posto in fabbrica) usciamo dal retro della macchina e ci dirigiamo al colloquio. Siamo successfull per il secondo round: l’induction. Quattro ore col cuore in gola (Andre ma quindi siamo dentro o no? Siamo successfull che significa? E se non ci prendono perche` non siamo australiani?) cercando di star dietro a Sharon che ci spiega le regole di igiene, le uniformi, violenza/razzismo/discriminazione (con tanto di video dimostrativo!), la maniera corretta di sollevare pesi (con tanto di dimostrazione pratica per tutti i partecipanti), l’importanza di arrivare puntuali, del rispetto delle regole comportamentali ecc. Consegnamo il test a crocette e da quel momento in poi abbiamo atteso la chiamata per iniziare a lavorare. Tante le persone presenti (97% australiani), tante le posizioni da ricoprire. Tanta la voglia di farcela e non mandare a monte il piano A. Dobbiamo farcela, continuiamo a ripeterci. E ce la facciamo. Tra pianti, risate, euforia, sconforto e poi di nuovo euforia (quella vera, quella per cui ti tremano le gambe e vorresti abbracciare il mondo intero) passano dieci giorni e mi chiamano. Sono dentro.

DSCN5048

E`incredibile come io tuttora sia felice di andare a lavoro, incredibile come per una serie fortuita di eventi io sia capitata proprio li`, a ricoprire il posto che mi hanno assegnato. Ho realizzato in un attimo di essere circondata da australiani e questo ha confermato il fatto di aver voluto con le unghie e con i denti questo lavoro. Ci sono stati momenti, durante il periodo di attesa, in cui guardavo Andrea e gli chiedevo se si rendesse conto di quanto valore stessimo attribuendo ad un lavoro in fabbrica come fosse il sogno della nostra vita, quello per cui avremmo dato tutto. Ci sono stati momenti in cui sotto la quercia, al riparo dal sole cocente, ho chiesto ad Andrea cosa avrebbe barattato pur di essere assunto. Il sacco a pelo e` la cosa piu` preziosa che ho. Pomeriggi meravigliosi in cui non facevamo altro che guardare il cellulare ed inviare influssi positivi affinche` questo squillasse. Deliranti abbiamo girato un video rivolto all’Andrea e all’Emy del futuro ”vi starete godendo i soldi, sarete felici ma non dimenticatevi quello che avete passato, questa quercia, gli spaghetti cotti sull’erba e i piatti lavati nel bagno dei disabili”. Penso che se lo vedessi ora mi commuoverei. Non potete nemmeno immaginare quanto io sia cambiata. Un giorno forse vi raccontero` in un libro tutto quello che gelosamente custodisco nella memoria.

DSCN5052

La noia, le ore interminabili al Victoria Park.

L`Australia e`anche questo, e`stravolgere i piani, mettersi alla prova, lanciarsi in avventure che mai avresti immaginato. E` ridere, saltare, piangere e ballare, e`ritrovarsi nel bel mezzo di una strada e chiedersi chi ce l’ha fatto fare, e`abbassare il finestrino e realizzare di essere in Australia, di impegnarti ogni giorno per essere felice. E io sono felice. Adesso.

Subito dopo l’induction Sharon ci ricorda che nel giro di qualche giorno un messaggio sul cellulare ci informera` che siamo stati presi e di presentarci in ufficio (sottotitolo: non iniziate a stressarci per sapere se e quando iniziate). Esco e penso ”ok, posso rilassarmi” ed e`da quel momento che e’ iniziata la tragedia. Il cellulare e` in borsa, come al solito senza suoneria ne` vibrazione, e mi accorgo solo dopo 10 minuti di avere una chiamata senza risposta. Panico. E` la fabbrica. Tracy mi informa che si` mi avevano chiamata per iniziare il giorno dopo, afternoon shift, ma che mi hanno gia` rimpiazzata poiche` non ho risposto alla telefonata; ”non preoccuparti, ti richiameremo appena si libera un altro posto”. Non scherzo quando vi dico che ho sentito una rabbia mai provata prima pervadermi il corpo, sono scoppiata a piangere complice lo stress, le aspettative, l’ansia. Aspettavo quel lavoro da un mese, mi chiamano dopo un’ora dall’induction (una fottutissima ora), mi chiamano anziche` mandarmi l’sms e mi dicono di stare tranquilla. Segue la scena di me in lacrime, sui gradini della fabbrica con Andrea che tenta invano di consolarmi mentre per la prima volta nella vita imposto la suoneria del cellulare a ‘volume alto’. Da quel giorno il cellulare diventera` l’estensione del mio corpo, lo portero` ovunque. Ricordo un pomeriggio alle prese con la lavatrice, entrambe le mani impegnate a smistare i vestiti quando realizzo che ho lasciato il cellulare sul letto. Panico. La mente inizia a giocare brutti scherzi e comincio a preoccuparmi. Continuo a ripetermi ”e` possibile stare cosi` male per un ca**o di lavoro in fabbrica per cui non so nemmeno bene quando e cosa dovro` fare?”. Inizio ad essere stufa dell’Australia, di questa continua corsa alla ricerca del lavoro, di un posto in cui dormire (che sia un parcheggio o una quercia poco importa), dei ceci in scatola.

DSCN5028

Risveglio con vista sterpaglia e canguri.

Andrea nel frattempo pensa ”almeno a te ti hanno chiamata” mentre al mattino si sveglia alle cinque per andare a raccogliere pere pagato a bin (ovvero una miseria) e cercare di far salire il budget. Fa caldissimo e la macchina inizia a non essere piu` la soluzione, non ci sono stanze ne` ostelli disponibili a Factorycity; perfino il Visitor Centre spiacente ci da’ una lista di alberghi e caravanpark. Elemosiniamo indifferenza nei Mc Donald’s, l’ aria condizionata in biblioteca e queste sono sensazioni che difficilmente potro` dimenticare. Passa qualche giorno e succede il miracolo, troviamo un appartamento splendido da condividere con altre persone che nei giorni a seguire non faranno altro che chiedermi perche` non vado a lavorare con loro (sottopagata, cash in hand, senza alcuna tutela, con 40 gradi all’ombra e 25kg sulle spalle, ve lo devo proprio spiegare?) e se mi hanno chiamata (quest’ultima almeno tre volte al giorno); un mix letale che mi fa` diventare fluent in english pur di rispondere che devono lasciarmi in pace, che sono a Factorycity per quel fottuto lavoro e lo otterro`.

Passa una settimana e mi squilla il cellulare. Il cellulare e` scarico e come una pazza isterica mi fiondo alla prima presa di corrente.

Continua…

Annunci

14 pensieri su “One team one dream

  1. Oddio, che ansiaaaaaaaa!!!! Mi pare che lo devo ottenere io ‘sto lavoro! Io quando leggo un libro che sta andando male, mi leggo l’ultima pagina per assicurarmi che poi però va bene … poi mi scordo pure come finisce, ma mi si toglie quella sensazione di nodo allo stomaco. Menomale che anche in questo caso ho letto ho potuto sbirciare l’ultima pagina!

  2. Che ansia che mi fai venire…. :)
    Peccato che non scrivi piu’ spesso, perche’ sai scrivere davvero bene, trasmetti emozioni e sensazioni! Non tenerci troppo in sospeso con la seconda parte del tuo racconto!
    Smack

  3. Ciao Emy, al momento la mia esperienza in fabbrica è già finita, era un contratto a progetto e il progetto terminava con febbraio, ma appena avranno altro lavoro mi chiameranno, così mi hanno detto.
    Tu come ti trovi?
    Sicuramente, già solo da questo post, deduco che vivrai un’esperienza molto più organizzata della mia, tra messaggi, chiamate e tutto il resto mi sembrano maniaci della precisione questi australiani! Ahahah, ovviamente da me c’era molto più caos. ;)
    Sono curiosa di leggere gli aggiornamenti, intanto in bocca al lupo e massima stima per il coraggio di andare dall’altra parte del mondo!
    Buona serata,

    Elisa

    • In giornata pubblico la seconda e ultima parte del post cosi` potrai dirmi cosa ne pensi e la tua esperienza nello specifico se ti va :) ciao e grazie per essere passata!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...