Fabricate the story.

Vi scrivo.

Me lo ricordo il mio primo giorno di lavoro in fabbrica. Erano le 22.30. Scarpe antinfortunistiche, uniforme (chi indossera` mai la 5XL?), cuffia per i capelli, nastro adesivo per le sopracciglia, tappi per le orecchie. Lavati le mani, passa il badge, si comincia. Mi rendo conto di essere circondata da australiani, la felicita` e` tale che pare non interessarmi piu` di tanto. Le scarpe sono pesanti, mi sento un po’ goffa. Mi mandano al controllo qualita` e per le successive quattro ore mi vedo esaminare da ogni angolazione delle confezioni di albicocche sciroppate. Se ci sono perdite, ammaccature, rigonfiamenti sospetti. Non mi accorgo del tempo che passa e tutto sommato mi pare che non sia un lavoro cosi` faticoso. Posso farlo per otto ore, mi dico. Posso farlo per i prossimi tre mesi. Finito il pallet delle albicocche si passa alle pesche sciroppate. Svitare e riavvitare migliaia di barattoli per controllare la pellicola protettiva e al solito, perdite, ammaccature, noccioli finiti per errore. Inizia a farmi male il polso e penso che forse ci siamo, forse e` questo il lavoro terribile di cui mi avevano parlato. Alle 7.30 sono a casa, Andrea mi aspetta sveglio per chiedermi come e` andata e sono euforica. Si`, lo ricordo, ero euforica. Andrea attendera` altri dieci giorni per essere chiamato e saranno i dieci giorni di attesa piu` lunghi della storia (il solito catastrofismo al maschile) che lo vedranno a casa annoiato e dedito alla cucina.

La svolta. Il giorno seguente Trevor, il supervisor, ci assegna i ruoli definitivi e realizzo che non ci saranno piu` pesche, ne` albicocche ad attendermi. Siamo nell’area tomatoes. You will be the operator of closer number 13, it’s a responsible job. Panico. A stento, con tutti i rumori che mi circondano, riesco a capire in cosa consiste il mio lavoro. Vedo un monitor, dei tasti, una leva e Trevor mi elenca una serie di azioni da fare. Non sento granche` quindi capisco che forse e` il caso di togliere i tappi e concentrarsi se non voglio combinare disastri. Don’t panic, mi ricorda teneramente. Tempo una settimana il macchinario finisce in manutenzione quindi mi spostano al closer number 9, la modalita` e` quasi identica, a cambiare e` la dimensione delle lattine e i problemi che si possono riscontrare. In cosa consiste il mio lavoro? Controllo che il processo di riempimento di lattine di crushed tomatoes vada a buon fine, che non ci siano lattine vuote o semivuote (in questo caso: spengo la macchina, apro il cancello di sicurezza, indosso i guanti e le tolgo), ricarico la pila dei coperchi (sempre tenendo d’occhio le lattine che viaggiano sul rullo), mantengo pulito il macchinario quando ci sono le pause o quando il cooker smette di funzionare, trascrivo su un foglio apposito eventuali problemi (questo), chiamo il fitter o lo sparkie per aiuti specifici (tipo questo). That’s it!

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Closer 9 all’opera.

Quanto guadagno? Tantissimo (considerato che le tasse versate mi saranno restituite a fine giugno). I turni di notte sono pagati il 30% in piu` rispetto alla paga base, nei week end le ore sono pagate quasi il doppio (io lavoro 7 giorni su 7), le pause sono pagate (cinque minuti di camminata a mezzanotte – preferibilmente lungo questa traiettoria – , due pause da quindici minuti piu` una pausa pranzo di mezz’ora), liquidazione, superannuation (equivale al nostro fondo pensione), free drinks nella sala da pranzo e facilities di ogni genere. Quanto sono fortunata? Tantissimo. Il lavoro mi piace, mi consente di lavorare tutta la settimana, mi diverto, non mi stanco e lavoro con un team meraviglioso. Dopo 152 ore mi hanno trasferita alla categoria tre e questo significa un aumento di stipendio. Ecco a voi i vantaggi del lavorare in una fabbrica australiana con gli australiani. Io non ho idea di quanto sia la paga di un operaio medio italiano ma vi posso assicurare che il mio stipendio mensile farebbe invidia a chiunque. Non se la passano allo stesso modo le ragazze dedite al sorting, ovvero allo smistamento dei pomodori. Immaginatele per otto ore con le mani impegnate a compiere lo stesso identico gesto su un rullo che viaggia veloce e ti causa emicrania, nausea e offuscamento della vista.

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Il Grinch. Thank you Fitter!

Entro in fabbrica col sorriso ed esco con mille aneddoti da raccontare ad Andrea. Mi diverto perche`non sono mai da sola, puo` infatti succedere che altri colleghi (supervisors compresi) si fermino a chiacchierare alla mia postazione e che nel giro di qualche minuto si crei un gruppo di gente che ride e scherza (il tutto sempre cercando di non distogliere lo sguardo dalle lattine). Paula, Charly, Peter, Janet, Dale, Tyler, Brendan, Maurie, Kevin, Deryl, Trevor, Jessie, Sam, Hans. Paula spaccia le caramelle, Brendan le chewingum (da regolamento non potremmo tenere nulla nelle tasche), Janet e` sempre dolcissima (e` tutta un: thanks honey, how are you darling?, thanks lovvie), Trevor che vedo arrivare col sorriso (Hello Em!) per concedermi pause extra ed infine, resistere alla follia di Deryl e` praticamente impossibile. Quando il macchinario non va e ho fatto tutto quello che c’e` da fare (pulire il macchinario, svuotare i bidoni, costruire la piramide di coperchi…) posso rilassarmi. Incredibile ma vero, nessuno mi verra` mai a dire che non sto facendo nulla perche` come dice Trevor: just relax. Se il mio macchinario non funziona posso andare al piano di sopra e aiutare Deryl che si occupa di tenere sotto controllo i container o di versare la giusta quantita` di sale (o basilico, aglio, cipolla quando e` la volta di sughi piu`elaborati) o chiedere a Peter se ha bisogno di una mano (quasi sempre no, quindi mi fermo a chiacchierare). Lavoro con australiani quindi miglioro il mio inglese e grazie a alla loro infinita pazienza sto imparando un sacco di slang. Oserei quasi dire che non lavoro perche`ogni giorno mi diverto talmente tanto che finisco per considerarla un’uscita tra amici. Possono capitare waterfight, lanci di pomodoro o clever war (Brendan e i suoi strumenti sono i bersagli preferiti di Paula e Charly, io sono la spia).

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Lids in attesa di essere impilati.

Wash down. La domenica il night shift e` dedicato al lavaggio dei macchinari (mentre le ragazze del sorting stanno a casa). Io odio il wash down per svariati motivi, primo fra tutti l’uniforme impermeabile (questa) che va messa sopra l’uniforme solita e questo significa che fara`un caldo notevole soprattutto se si considera che per otto ore ho tra le mani un tubo che spara acqua bollente ad alta pressione. Fa caldo, molto caldo. Mi bagno dalla testa ai piedi (f*cking uniform), mi ritrovo bucce di pomodoro ovunque, mi fanno male i piedi, le mani (provate a tenere fermo il tubo per otto ore e a non rischiare di volare!) e c’e` sempre un punto nascosto del macchinario che ho dimenticato di lavare e che puntualmente Paula scovera` cinque minuti prima della fine del turno. It’s not my fault e f*ck sono le frasi piu`gettonate della domenica. Impagabile e` pero` la vista del macchinario pulito e splendente (pavimento compreso) e la soddisfazione nel sapere che la fatica e`valsa a qualcosa. Ogni domenica vado da Brendan e gli dico che quello e` il mio ultimo wash down, che e` troppo faticoso, che mi stressa troppo e lui puntualmente mi ricorda di sorridere, che e` domenica, che ci pagano di piu` e che tra qualche ora sara` tutto finito. Incredibile ma vero le 7am arrivano in un baleno e mi ritrovo a dirgli ok forse il penultimo!.

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Closer 9 ricoperto di soda caustica prima di essere tirato a lucido.

Andrea. Saro` sempre grata a Trevor per la sua gentilezza, per avermi assegnato un lavoro di tutto rispetto ma in particolare per aver fatto si` che Andrea lavorasse con me. E`bastata una chiacchierata con Sam per far si`che Trevor venisse da me a dirmi ”ma come, davvero Andrea e` a casa che aspetta di essere chiamato? Perche`non me l’hai detto prima? Sam mi ha detto che Andrea ha due lauree, a noi serve un ragazzo sveglio, vedro`cosa posso fare!”. Neppure il tempo di arrivare a casa e Andrea riceve la chiamata: puo` iniziare da subito. Stessa area, stesso turno di lavoro. Ero e sono tutt’ora senza parole se penso a quanto poco ci e` voluto per farsi apprezzare, voler bene oserei dire. Posizione privilegiata anche per Andrea (che dopo le 152 ore sara` pagato un po’ piu`di me perche` svolge un lavoro di una categoria sopra la mia) che si occupa di flow checking ed e`infatti dal suo intervento che dipende il riempimento dei container che mandano il prodotto ai diversi macchinari. Unico inconveniente e` che lavora da solo quindi a differenza mia non si diverte granche` e spesso si affaccia, incredulo, al mio macchinario perche` ci sente ridere. C’moooon Andrea!

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In fabbrica sono tutti carini e gentili, l’ho gia`detto? Certo, puo`capitare la giornata storta (fidatevi che c’e`da perdere la testa quando non si riesce ad inviduare il problema al macchinario X) ma tu sei li`che cammini e ti chiedono come stai, ti sorridono o ti battono il cinque. Come dice sempre Hans ”perche` dovrei essere triste? con quello che mi pagano!”. Qualche giorno fa c’erano delle pizze ad attenderci nella lunch room. Perche`? Il boss ha voluto ringraziare tutti per l’ottimo lavoro svolto in settimana. Well done! La stagione termina a fine Aprile. Io ho gia`il magone.

p.s. perdonate la qualita` delle foto ma sono state fatte di nascosto e quindi di fretta.

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14 pensieri su “Fabricate the story.

    • Il problema e` che le nostre mete preferite non sono fattibili a giugno (ovvero prima di tornare in Italia) quindi mi sa che li terremo da parte e da maggio a meta` giugno faremo qualcosa in Australia (ci sara` pur qualcosa che merita di essere visto, no?).

      Non lavoro, davvero. Mi diverto e basta! Quando mi annoio allora do sfogo ai pensieri e mi capita di scrivere mentalmente mille bozze al blog eheh
      Sulla qualita` non so dirti molto, dovrei chiedere alle ragazze che stanno al primo sorting fuori e che si vedono arrivare i pomodori direttamente dai tir. Sull`igiene invece posso garantire al 100 % :)

    • Siamo sempre stati pagati bene in Australia, e` questo il bello! L`importante e` saper fiutare e rifiutare le inc*late (soprattutto da ‘boss’ italiani, sebbene neppure qualche australiano scherzi!). Questo lavoro pero` ci ripaga veramente taaantissimo e siamo al settimo cielo :)

    • Ciao Gilda, non abbiamo intenzione di restare in Australia ma neppure in Italia! Vedremo dove ci porta l’istinto :) volendo, in Australia possiamo restare due anni.

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