Such a good girl

Vi scrivo da Factorycity.

Siamo ancora qui, in questa casa, surrounded by idiots. Ho deciso di abbandonare qualsivoglia strategia di controllo del sonno – siamo passati dal dormire appena rientrati dal lavoro, al cercare disperatamente di tenere gli occhi sbarrati, pranzare e poi mettersi a letto e in tutto questo devo dire che Francis Underwood e` stato di grande aiuto. Dicevo, ho deciso di mandare all’aria due mesi di studiato addestramento – resisti! resisti! diceva Andrea – perche` trovo che chiudere gli occhi alle 7.31 am mi faccia bene, ad essere precisi: crollo letteralmente per due/tre ore. Dormo con la d maiuscola. E io solo so quanto dormire e` quello di cui ho piu` bisogno ultimamente. Sono stati mesi strani questi – uso il plurale perche` fino a prova contraria io sono in fabbrica tutte le notti dal 29/01 – e preferirei tapparmi la bocca piuttosto che ammettere che si`, ne ho abbastanza. Tuttavia l’incertezza di quello che sara` al termine di questa esperienza – sto parlando ancora della fabbrica – mi fa aggrappare al macchinario con tutte le mie forze e pensare ”infondo posso resistere, potrei lavorare fino al giorno prima del volo diretto a Roma”. Sono una bugiarda, io. Quello di cui avrei piu` bisogno in questo momento e` cambiare aria, comfort zone. Ogni tanto mi rivolgo ad Andrea e gli espongo la mia perplessita` circa il fatto che tra meno di due settimane saremo nuovamente on the road e voi sapete, forse meglio di me – perche` si sa che i sacrifici si dimenticano facilmente, un po` come i dolori del parto, no? – quanto lo stato di benessere prevalga talvolta sulla necessita` di avventura, di mettersi in gioco. Vivere in appartamento per mesi mi ha rammollita. A volte me ne sto seduta per terra, vicino agli armadietti, sono le 3am e mi godo, avida, ogni singolo minuto della mia pausa pranzo. Spesso mi accorgo, nella penombra, che ho le mani nere e sporche e che sto mangiando incurante un sandwich. Mi domando quand’e` che ho abbandonato le mie fisime igieniche, se` bastato venire in Australia per riscoprire – ammesso che questo fosse sepolto – il mio lato wild. Sorrido al pensiero di quante volte nel cuore della notte, sono uscita dalla macchina – e qui ritrovi il lusso, il non aver nessuno spigolo da urtare col piede, sonnambula – mi sono calata i pantaloni del pigiama e ho fatto pipi` dietro un albero. Dove eri? mi chiedeva Andrea quando si accorgeva della mia prolungata assenza – a proposito, di quanti metri quadrati e` fatto il retro di un’ automobile? – ”a fissare la Via Lattea”, dicevo io. Il cielo di notte in Australia e` indescrivibile.

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Da un lato quindi non vedo l’ora che sia il mio ultimo giorno di lavoro, dall’altro il timore di quello che verra` mi fa tremare le gambe. Eppure, quanti mesi sono passati da quando ho deciso di abbandonare il porto sicuro per mettermi in gioco? Non sono una che si da’ molte pacche sulla spalla, a dire il vero proprio per niente, pero` spesso mi fermo a pensare alle cose piu` assurde che mi sono capitate in questo ultimo anno e sorrido. Sono fiera di me. Ho paura di tornare in Italia, ho paura di tornare a girare a piedi nudi con la sicurezza di chi conosce ogni singolo centimetro della propria Casa. Ho paura di tornare ad essere figlia, delle vecchie abitudini. Momento, non sono forse figlia anche in Australia?

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What are you fucking saying? Ho avuto la mia terza discussione in inglese e solo dopo mi sono accorta di aver difeso le mie idee con addosso la felpa che ritrae Lucy Van Pelt incazzata. Ecco, adesso una pacca sulla spalla me la darei. L’ho proprio detto e solo io so quanto mi sia dovuta trattenere per non esordire con go to fuck youself. Me lo tengo per la prossima volta, mi sono promessa di farlo. E’ frustrante non avere la parola giusta al momento giusto e mi sono accorta che tendo spesso a parlare per negazione non sapendo come esprimere lo stesso concetto in affermazione. Cio` non significa che mi privo del piacere di un litigio solo perche` chi mi parla e` fluente in inglese mentre io posso esprimere il mio disprezzo con poche frasi e una mimica facciale niente male. In Italia il mio punto forte e` il sarcasmo, l’avere sempre la risposta pronta e spiazzare. In Australia, qualche risposta azzeccata e sprezzante e` venuta fuori e ricordo che in quei momenti mi sono sentita tronfia di orgoglio. La tizia in questione dopo un misero tentativo di arrampicarsi sugli specchi – com’e` che quando sono incazzata capisco tutto e subito? – ha ceduto e ha chiesto scusa. Avrei fatto anche a meno di accettare la sua stretta di mano ma infondo qualche compromesso bisogna pure farlo. Nel mentre Andrea assisteva portandosi alla bocca forchettate di riso al curry e lenticchie che avevo preparato io e di tanto in tanto il mio sguardo ricadeva sulla mia porzione che si stava freddando. ”Di solito come ti senti dopo aver discusso?” mi ha chiesto lui, benissimo ho risposto io. Questa e` la differenza tra me e te, ha detto lui. Peccato pero` che abbia tralasciato un dettaglio importante: di Brendan, John e della fijiana che mi dorme nella stanza accanto me ne frega poco o almeno ci provo. Tante volte prima di una gloriosa discussione ho passato le ore a piangere salvo poi chiudermi la porta alle spalle e affrontare la cosa dando l’impressione di essere la persona piu` sicura al mondo.

Pretend to be. Fingere di essere. Dare l’impressione di essere qualcosa che non si e`.

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13 pensieri su “Such a good girl

  1. Ragazza hai tutta la mia stima. Io non sarei riuscita a fare la meta’ delle tue cose, forse pure un terzo . Non credo che fingi . Siamo tante cose ! E alcune le capiamo solo di fronte a situazioni inimmaginabili . Un abbraccio

    • Dipende dalle situazioni, certo. Non pensavo di essere in un determinato modo fino a che non mi ci sono trovata. Mi intriga questo aspetto :) spero solo che in Italia ci saranno situazioni altrettanto “adrenaliniche”.

      Bacio a te

  2. Io continuo ad ammirarti, lo sai… ad ammirarvi…
    Questo post però ha un sapore diverso dagli altri…
    lo sento… “amaro”…
    sbaglio?
    vi voglio bene.

  3. E’ da Gennaio che lavoro solo e sempre di notte? Io mi sarei letteralmente addormentata mentre lavoravo, non importa quanto avessi dormito di giorno.
    In situazioni estreme, in situazioni diverse, nel momento del bisogno si scoprono cose di no che nemmeno immaginavamo.

    • Certo, da Gennaio :) addormentarmi no ma ho bisogno di novità, fare sempre le stesse cose da mesi mi annoia. Non so che pensare, come fa la gente a fare lo stesso lavoro per decenni? Assurdo.

  4. Immagino che dopo tutti i mesi che avete passato in giro per l’Australia, stare fermi in un posto e fare lo stesso lavoro meccanico tutte le notti diventi noioso… E per quanto riguarda il ritorno in Italia, se qui stai cosi bene, rimani… Oppure prova un’esperienza in NZ!

  5. Mi piace il tuo blog e mi sto leggendo tutte le vostre avventure, ma non ho capito se vi siete dati una data di scadenza o se state esplorando il mondo alla ricerca del vostro posto!
    Anche io sono nell’emisfero australe. Ed è vero, l’Italia è lontana (e meno male!).

    • Personalmente non ho un obiettivo, sono ciòvane e mi godo il presente :)
      Ho trovato il mio posto nel mondo, devo solo capire quando è il momento di mettere le radici.

      Hai un blog anche tu? Sono sempre interessata alle vicende dei miei simili eheh

      Grazie per essere passata di qui!

  6. Siamo così tante cose che credo continuerai a stupirti di te stessa… le comfort zone sono belle, ma il mondo lo è di più e il tuo percorso mi pare di capire che non è ancora finito… quindi continua per la tua strada finché puoi, che a sentirti sicura c’è tempo, invece la sensazione di essere viva al 100% non sempre la si riesce a percepire… daje Emy!

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