Andata e ritorno, comunque vada.

Vi scrivo dall’Italia. Ho realizzato di star lasciando per sempre l’Australia quando l’autista del bus diretto all’aeroporto ci ha augurato buon viaggio per appena venti minuti di tragitto, elencandoci le condizioni meteo e del traffico. Cazzo, sta succedendo! mi sono detta e ho pianto, stando ben attenta a non incrociare lo sguardo di Andrea che avrebbe riso per poi abbracciarmi. Non volevo tornare in Italia e ho sperato fino all’ultimo in un segnale, un sms, che una qualche forza oscura si materializzasse dandomi due buoni motivi per restare e uno per partire. Ero disposta a barattare tutti i miei souvenirs per un mese ancora. Piu` si avvicinava l’ora dell’imbarco piu` mi chiedevo perche` lo stessi facendo e l’ho fatto. Nessuna scena da film, nessuna corsa al primo taxi per la citta`, passaporto alla mano mi sono diretta al gate promettendo a me stessa di non pensarci piu`. Ventuno ore e un paio di film non sono pero` sufficienti a resettare i pensieri e mi lascio andare al ricordo dei momenti piu` belli trascorsi in Australia senza un ordine preciso.

Centinaia di alberi piantati sotto il sole a picco, la gioia di farlo con un paio di occhiali scuri e una congiuntivite che non ti da` tregua. Allontanarsi quel tanto che basta per osservarli con orgoglio tutti belli ordinati, consapevole di aver lasciato un segno seppur piccolo e insignificante in questo mondo. Il primo viaggio in macchina, tutto perfettamente stipato sul retro ed esclamare ”la nostra vita e` tutta qui dentro, in queste poche cose”, sentirsi liberi, felici e invincibili. Leggeri. We are italians, we are two people, we have a car and we’re looking for a job! It’s not the season, no job required, picking or packing, we’re looking for a job! cantata a squarciagola. Dormire sotto una quercia, chiudere il portabagagli consapevoli e felici che nulla puo` accadere e che un’ altra giornata sta giungendo al termine, guardare la Luna dal finestrino prima di addormentarsi. Una lista, il suo nome, correre col fiato in gola e urlare Andreeee, tu domani lavori!, un gioia incontrollata che ci fa ridere tutt’ora e che non sono in grado di descrivervi (leggetela cosi` com’e`). In piedi sul retro di un camioncino sgangherato, una mano sulla testa a tenere fermo il cappello di paglia, il vento in faccia e le mani nere, distese di peperoncini a destra e a sinistra, la strada che scorre veloce sotto i piedi e mi ricorda quanto puo` essere bella la vita. Andrea che mi aspetta sotto la quercia e sorride. La sveglia alle 5 am, l’acqua, la forchetta, Rakul, Mia, Olga e Alexia. Le risate, le melanzane, gli abbracci e i pianti. Ogni singolo momento trascorso nel capannone, il cipiglio di Charlie, la categoria premium, le battute di Charles, we work is not a gift!, la dolcezza di Olga. Olga che mi saluta in un pianto disperato e ancora una volta la voglia di restare. Gloria e Mattia, i nostri partners in crime, le nostre chiacchierate e la promessa di rivedersi ancora. L’ultima melanzana, impossibile da dimenticare. La barriera corallina, Airlie beach, il carrello della spesa col peso dei bagagli, la gioia dell’imbarco. Il riso per il sushi in una busta, il basmati nell’altra. Le due settimane al resort, la colazione, i letti da disfare, le stanze da pulire, le canoe e i pomeriggi off al mare, in piscina con Elisabetta e Francesco, i caffe` e le lattine di nascosto, la stanza dieci, l’ultimo giorno sull’ amaca. Sempre felice. Il primo canguro, il primo koala con Trevor e le risate a crepapelle complice la stanchezza dell’ultimo night shift. Fuck, is Brendan! – Where? – There! – It’s true, son of a bitch! e ridere senza riuscire a fermarsi. La Thailandia. La notte in aeroporto ad Auckland, rischiare di perdere il traghetto di ritorno a Whitehaven, riuscire sfortunatamente a prendere il traghetto, le millemila ore in macchina per raggiungere Sydney, i fazzoletti bagnati sulla coscia, i biscotti al cocco e i sandwich con l’hummus, – vaffanculo Jenevah – e Garry? – vaffanculo pure a Garry!, le erbacce, i cupcakes di Jeneve, il custard apple, quel cane puzzolente.

Il capodanno a Moorp, l’application online, l’attesa, il colloquio, il pianto disperato sui gradini a Factorycity, il video all’Andrea e all’Emy del futuro, i panini multigrain presi di nascosto, le ciambelline con lo zucchero, l’hummus piccante. La chiamata, il salto in alto lungo 3 metri, la gioia, la testa fuori dal finestrino, le canzoni tristi, i balletti in cucina, le scarpe nuove, le pere sono buone ma non ne vale la pena. La cucina vuota. Le discussioni in casa, Nimmino che ci fa paura, il bagnoschiuma alla menta, un frigo!, un congelatore!, le discussioni al fruttivendolo (HAHAH!), – Andre sai cosa voglio per essere felice? – sentiamo! – il riso con le lenticchie pero` solo se anche tu lo vuoi, Piccheuork a Tatuuura, il semaforo verde. Brendan e Jodie a Wangaratta. Il bigliettino in dispensa, io che ti osservo da lontano, tu che ridi. Il primo giorno in fabbrica, la fuga di Michelozzo, i biglietti di San Valentino, l’ultimo minuto di wash down, Roberta, Mitch, Cecilia e Sam. I’m frustrated too. Trevor e la cartellina il Giovedi`, i suoi sorrisi, ogni singolo giorno in fabbrica, giorni brutti compresi. Le chiacchierate all’alba con Tiziana su whatsapp, l’armadietto e tutto il resto. La cocacola di nascosto e tutto il resto. Tutto il resto, i pianti, la gioia, il cielo con un dito. Tutti gli altri.

Gli attacchi di panico, Maori creek road, le pietre a mani nude e l’incubo neozelandese (non e` mai successo! non e` mai successo!). Il fiume, we can do nothing, good luck!, i pianti, gli abbracci e il chai latte grande al Mc perche` ce lo meritiamo. La pipi`, la numero due tra i cespugli, le scarpe sotto la macchina, la condensa e la pioggia nelle scarpe. La Nuova Zelanda, tutta. Ogni singolo istante in Nuova Zelanda, le lattine di curry, i piatti lavati nel parcheggio, la doccia alle terme, il vegano a Christchurch, le notti in macchina in riva al lago, le candele gialle e il vino condiviso la notte di Natale, i canti in inglese e i sorrisi della gente. I fiumiciattoli, le camminate brevi, le camminate lunghe, – Andre io non vengo! – no, tu vieni!, la Tongariro Alpine Crossing, il piedino. L’acquina che piace a me. Queenstown. La pipi` a Portobello, la calamita maori.

I mirtilli, le manciate tutte in bocca, la lingua viola e non solo, Steve, il ritorno a casa in tenda, Neville, la doccia, le email di Neville, l’ultimo giorno a Tumbarumba, il lavandino del bagno dei disabili, il tavolino di legno, il red curry e la fiamma che vola al vento, i panni stesi al vento, le scarpe lavate al fiume. Quattro, cinque, sei vassoi e Nelly. – Andre parlo meglio di te in inglese – non e` vero – ok dai tu sei piu` bravo con la grammatica – mica solo con quella inglese. Lo Yarra river, il gelato a Fitzroy, Melbourne di notte, quello che parla e ride da solo, i beveroni, Melbourne di giorno, Elias (HAHA), i 25$ dall’estetistaClaudia C. e i suoi racconti. I biscottini e il the`, il panorama dalla finestra, Andrea che scende dal tram, io sul tram, Gloria e Mattia a Melbourne. Il successo del post sulle farm. Quando abbiamo venduto la macchina. La Great Ocean Road, la noia e l’entusiasmo. La consapevolezza di aver vissuto al massimo questi 362 giorni dall’altra parte del mondo, perche` conta se vivi non se esisti. Rifarei tutto da capo. Proprio tutto.

Grazie per aver condiviso con me questo anno meraviglioso. Semplicemente: GRAZIE per averlo reso tale. Sono certa che tu non stia piangendo quindi voglio ricordarti due ultime cose che ti faranno sorridere: quella volta che mi sono nascosta sotto il letto a Factorycity e la ”cena in garage”. Ce ne sarebbero almeno altre mille ancora, lo sai vero?

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E a tutti voi che avete seguito le mie vicende con curiosita` e entusiasmo, supportandoci e senza stancarvi mai di fare il tifo per noi, va il mio secondo grazie. GRAZIE DAVVERO. Ci siete stati e non potete neppure immaginare quanto questo sia stato importante per me.

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20 pensieri su “Andata e ritorno, comunque vada.

  1. Cara Emy
    è stato in anno pieno di sorprese e gioie che son certo ha fatto in modo tu ti conosca più profondamente.
    Come ti ho detto altre volte questo tuo periodo Aussie è stato anche per me un po vivere il mio sogno tramite i tuoi occhi. È stato bello leggerti captare le tue emozioni e saperti felice.
    Grazie grazie davvero e…resto in attesa….della tua prossima .
    un sorriso gigante
    Enrico

  2. Innanzitutto ben tornati!!!
    io devo ringraziare Voi, e te ovviamente, per avermi portato in viaggio insieme!
    Certo, mi hai fatto stare un po’ in pensiero quando hai raccontato certe situazioni che avete vissuto ma leggere questo ultimo post ha dato molta positività nella Vostra avventura e non la “dimenticheremo” sicuramente!
    Un caloroso abbraccio!!!

    • Rick, il Riccardo Originale…l’unico e inimitabile hahah grazie a te per le belle parole che hai sempre avuto per noi! Prima o poi vi raccontero` delle 24h di paura estrema passate in NZ e solo allora potrai tirare un sospiro di sollievo hahah non stare sulle spine pero`, eh :*

    • siiii Gilda! Al prezzo che volevamo noi (piu` di quanto l’avevamo pagata noi) e in brevissimo tempo a dei ragazzi tedeschi simpaticissimi :) alla faccia di chi diceva ”nooo dovete abbassarlo non la vorranno mai” pur essendo evidente che la macchina era in perfette condizioni e li valeva tutti! Che soddisfazione :) non e` andato storto nulla, N U L L A eheh fuck yeah hahah

  3. Letto tutto d’un fiato! Si percepisce benissimo quanto vi abbia dato e fatto crescere come persone questo anno. Credo non lo dimenticherete mai!
    Bravi voi ad averlo voluto con determinazione, affrontato con coraggio e VISSUTO fino in fondo!

    • Polly, la mia seconda supervisor in fabbrica, mi disse il secondo giorno ”quando si esce di qui non si e` mai gli stessi di quando si e` entrati”; ingenuamente non le credetti (in fabbrica? ma ti pare che mi cambia la vita?) ma dopo poco mi sono dovuta ricredere… quindi immagina ”l’Australia tutta” quanto mi ha dato :’)

      p.s. proprio in questi giorni mi ritrovo a sussultare ogni qualvolta su dmax mandano lo spot di ”Come e` fatto il cibo” in cui per alcuni secondi si vedono lattine di pomodoro riempite dal MIO stesso macchinario :’) e` un’emozione che non so descrivere! Sono anche un po’ fuori di testa, lo ammetto!

  4. Non ho seguito la vostra avventura dall’inizio, ti ho incrociata da EroLucy qualche tempo fa.
    La cosa che mi ha colpito di più è stato l’atteggiamento con cui avete affrontato questa esperienza: avete ricevuto tanto dall’Australia ma una parte l’avete ridistribuita a chi vi legge. Grazie!

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