Move on.

Vi scrivo da Bowen.

Le cose in fabbrica sono andate diversamente rispetto all’anno scorso quindi abbiamo iniziato a guardarci intorno prima ancora che la stagione finisse. Ho comunicato che Venerdì sarebbe stato il mio ultimo giorno salvo poi scoprire, a mezz’ora dalla fine, che sarebbe stato l’ultimo shift per tutti. Al solito però posso dire di essere stata molto fortunata, sono sopravvissuta a ben 4 ondate di licenziamenti. Pensare che mi ero detta ”ci siamo, sarò la prima, figurati se licenziano un cittadino australiano e tengono me” e invece :) Il clima quindi non era proprio sereno, la fabbrica ha dovuto fare i conti con le finanze e ha iniziato a tagliare personale circa ogni due settimane. Sono arrivata alla fine stanca, passando da un’area all’altra, con e senza grembiule, mi affezionavo alle colleghe e sul più bello venivano licenziate. Ogni qualvolta la team leader si avvicinava mi veniva il batticuore, io iniziavo a pensare ”ci siamo, tocca a me tocca a me ci siamo” e mi tranquillizzava dicendo ”no panic, I just wanna ask…”. Sono arrivata alla fine che mi pareva di aver vinto le Olimpiadi, per intederci.

PicMonkey Collage

Li ho abbracciati tutti. Haylee, Nicky, Cassie, Louise, Midda, Ivan, Alberto, Luca, Andrea, Alessandro, Paul, Gilles, Chris, Matautia, Mark, Terrence, Trevor, John, Namika, Rosa, Karen, Nicole etc. 80 notti trascorse una dopo l’altra, tra tonnellate di pomodori, sorrisi, litigi e risate a crepapelle. Se per me e` stata un’esperienza indimenticabile per altri si e` trattato di un lavoro noioso fatto controvoglia e pertanto è stato difficile comprendere il mio entusiasmo. 80 notti. A volte noiose e interminabili altre praticamente volate ed e` di queste ultime che avro` un ricordo indelebile. Li ringrazio per ogni singolo sorriso, pause passate a chiacchierare, pranzi condivisi e abbracci stretti che mi hanno fatto comprendere ancora una volta il valore di questa esperienza oltreoceano, di quanto un lavoro noioso puo` diventare divertente se trascorso con le persone giuste. Il muro in mensa recitava ”ogni giorno creiamo milioni di momenti di felicità” e sebbene all’ inizio non ci credessi ora posso posso confermarlo. Li ho ringraziati per la loro amicizia, per la pazienza con cui hanno compreso il mio inglese non proprio perfetto, per ogni pomodoro volato di nascosto, per gli sguardi complici e i segreti condivisi. Ci sono stati giorni in cui ho odiato andare al lavoro, in cui mi sono chiesta cosa stessi facendo tra pomodori puzzolenti, crazy people, uniformi bagnate e topi morti ma ogni singolo momento ha contribuito a rendere speciale questa esperienza.

Non ho pianto fino a che non ho salutato Trevor. Poi è stata la volta della famiglia che ci ha ospitati nella loro depandance. Salutare Ronald è stato un duro colpo, con lui abbiamo legato di più che con la moglie e non sono riuscita a trattenere le lacrime.

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Energico e ironico come pochi. Un ragazzino. 72 years old outside, 27 inside come dice sempre lui. Ci hanno trattati come figli, alleviandoci la nostalgia di casa e non gli saremo mai grati abbastanza.

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Tempo due giorni eravamo in partenza per il Queensland, a Nord.

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