Fraser Island tra dune e sandflies.

Vi racconto cose da Bowen.

Per raggiungere il Queensland dal Victoria sono necessari 3000km di road trip tutto uguale, il nulla cosmico fuori dal finestrino fatta eccezione per qualche timido arbusto e cadaveri a bordo strada. Ad Aprile abbiamo così deciso di spezzare la monotonia delle estenuanti ore alla guida dell’auto prenotando un tour di tre giorni a Fraser Island, famosa per essere l’isola sabbiosa più grande al mondo. Una furbata proprio.

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Parto subito con la brutta notizia, ovvero con lo sconsigliarvi la compagnia Dingo Tour. I tre giorni non sono stati organizzati al meglio, tantissimi i tempi morti e un coglione come guida/accompagnatore (magari informatevi prima, se c’è il Capitano Joshua evitate!). Esclusi dal prezzo finale sono i 35$ a testa per il cibo del catering e i 10$ del sacco a pelo che sarebbe servito come cuscino e lenzuolo. Ha ovviamente prevalso il mio scetticismo e mi sono portata lenzuola, copricuscino e sacchi a pelo. Ho dato uno sguardo prima al materasso poi al mio fagotto e ho tirato un sospiro di sollievo. Vedi ad avere le fisime giuste? Altra nota dolente è stato il catering inesistente. Abbiamo dovuto preparci i pasti da soli col Capitano che dava ordini senza muovere un dito. Al di là dell’incazzatura iniziale dovuta al fatto che mi ero immaginata chissà quali leccornie preparate sul posto da gente competente, si è sprecato tantissimo tempo a cucinare e pulire la cucina, tempo che si sarebbe potuto utilizzare per visitare meglio l’isola anziché correre da una parte all’altra. Una sera per cena c’erano fusilli scotti conditi col barattolo di salsa carbonara Dolmio (qui i dettagli per i coraggiosi) versato a freddo e un numero indefinito di verdure precedentemente spadellate. 25 i partecipanti al tour di cui solo due italiani e due spagnoli indignati HAHA. Una finta carbonara con verdure insomma.

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Fraser Island, patrimonio UNESCO, è bellissima e merita sicuramente di essere visitata. Parte essenziale del tour sono le ore trascorse a bordo di una Jeep lungo tutta la 75mile beach per raggiungere le varie mete. Chi voleva poteva mettersi al volante e Andrea non si è certamente tirato indietro. Km e km coi capelli al vento e lo sguardo fisso sull’oceano.

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Quello che vedete in lontananza nella seconda foto è il relitto della nave Maheno, trovata arenata sulla costa dell’isola nel lontano 1935. Qui sotto invece, una bellissimo turista italiano che ne ammira i dettagli da vicino.

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Dopo una lunga passeggiata in salita, sulle tracce di alcuni insediamenti aborigeni avvenuti 5000 anni fa, è possibile ammirare la costa dall’alto. Ragazzi, che dire, WOW.

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L’unico modo per fare il bagno nell’acqua gelida dell’Oceano Pacifico è immergersi in quelle che chiamano Champagne Pools, poichè gli scogli proteggono dalle correnti e dagli squali tigre. Belle, eh?

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Abbiamo guidato per numerosi km anche nell’entroterra. Mentre percorrevamo la rainforest stando bene attenti ai rumori della natura – ben 350 specie di uccelli popolano l’isola di Fraser – una serie di adrenaliniche dune di sabbia ci hanno fatto sobbalzare e ridere a crepapelle.

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Purtroppo non siamo stati altrettanto fortunati coi dingo che popolano l’isola, non ne abbiamo visto neppure uno. Al contrario delle minuscole e stronzissime sandflies, che hanno banchettato sul mio corpo per tutta la durata del tour, lasciandomi più di 300 punture (di cui porto i segni ancora oggi). E pensare che all’inizio le avevo scambiate per pidocchi dando subito la colpa al materasso. Se non siete facilmente impressionabili potete fare una ricerca immagini su Google. Poca sabbia su quest’isola, non credete?

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Quello che vedrete di seguito è il Lake McKenzie in tutto il suo splendore. Ultima tappa del tour per cui non stavamo nella pelle! Nonostante i nuvoloni e il sole che di rado faceva capolino, siamo riusciti a scattare delle belle foto così da rendervi partecipi dei colori meravigliosi dell’acqua.

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Anche col cielo coperto il Lake McKenzie rimane uno spettacolo incredibile.

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Si estende per 150 ettari ed è profondo solo 5 metri, ma quello che lo rende unico è il netto distacco tra i colori dell’acqua:  la prima parte infatti – molto simile ad una piscina artificiale – è cristallina a causa del passaggio continuo della gente nel corso degli anni, che ne ha modificato inevitabilmente il fondale.

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Simpaticissimi i ragazzi che erano con noi, ciascuno proveniente da diverse parti del mondo. Ognuno di loro aveva una storia diversa da raccontare, chi in viaggio dopo una delusione amorosa, chi in Australia per studiare, chi in giro per il mondo da mesi con gli amici di sempre. Con alcuni c’è stato feeling sin da subito per cui ci siamo divertiti un sacco e salutati a malincuore.

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Tre giorni sono volati! Il traghetto per Harvey Bay ci ha visti incollati alla prua ad ammirare il tramonto, stanchi ma estremamente felici.

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3 pensieri su “Fraser Island tra dune e sandflies.

  1. Hello Stella. Immagini stupende, di una natura che solo l’Australia può dare. (fortunati coloro che la possono ammirare da vicino). PS. … Visto che me lo hai suggerito, ho dato un’occhiata al contenuto del (Dolmio carbonara) … Non lo avessi mai fatto! … e stata un’offesa per il mio stomaco (forte) molto punitiva.

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