Trent’anni.

Vi scrivo da un paesino vicino Firenze.

Come è successo nel 2015, anche il 2017 ha portato con sé una serie di sensazioni a cui non so dare un nome. Quando sono partita per la prima volta avevo 24 anni, quando sono tornata avevo da poco compiuto 27 anni. Ogni tanto mi fermo e penso ”cazzo, ma io ho 27 anni!” e quelle che sento allo stomaco non sono di certo farfalle.

Una serie di preoccupazioni circa il mio futuro mi tengono sveglia la notte. Apro gli occhi, controllo l’orologio, inizio a muovere nervosamente la gamba cercando di non svegliare Andrea e inizio a pensare ad una serie di fatti che mi piacerebbe accadessero. Li chiamano film mentali, no? Sono la regista e la protagonista principale. A svegliarmi poi è la luce del sole che penetra dalle finestre di questa colonica che non ha tapparelle nè tende adeguatamente scure. Riprendo il film la sera successiva e quella successiva ancora. Il filo conduttore della pellicola mentale è, di solito, l’ultimo dettaglio che ricordo.

Sono tornata decisamente abbronzata – cosa insolita per essere la vigilia di Natale – e per strada la gente sorridendo mi chiedeva in quale parte del mondo fossi stata per avere questo colorito. Che posto le Maldive! Un pomeriggio, nel pieno di un temporale che ci ha costretti in camera con una pessima ricezione wifi, ho pensato ”apro un sito di viaggi” e ho iniziato a fantasticare sul nome prima ancora che sui contenuti. Questa idea mi ha tenuta compagnia per tutta la durata delle due settimane a mollo nelle acque cristalline delle Maldive e mi ha abbandonata dopo aver messo piede in Italia. La verità è che la mia era solo una scusa per fuggire dalle responsabilità e continuare a viaggiare senza preoccuparmi delle aspettative dei miei genitori. I miei genitori che, dopo aver tirato un sospiro di sollievo vedendomi tornare sana e salva dopo due anni in giro per il mondo, mi hanno accolta con ”adesso basta eh!”. Basta viaggiare, vogliamo goderti anche noi. Frase che nei giorni successivi è diventata ”adesso, per un po’, basta!”.

Certo, loro sorridevano. Io un po’ meno.